Nando Taccogna
Perché quando hai preso
martello e scalpello per modellarti un po’
avevi spigoli dappertutto
ed ora che perfeziono le tue forme,
abbellisco i particolari
che uccidono le apparenze
non sei contenta più?
Ad ogni colpo un tuo sussulto
che pervade il corpo di sabbia
sei così cruda che ti mangerei a morsi,
chiudi pure tutte le tue ansie
soffoca sotto le mie mani adesso
che è bello plasmarti così.
Un fondoschiena sodo
come una mela acerba
da cogliere e deglutire a pezzi,
accarezzarti così
è un immenso piacere
punirti per vederti rintanare
e sfuggire ai miei rimproveri
sapessi come amarti non lo farei,
eppure costruirti questi due seni
è una fatica, non puoi uscire bella
ovunque, non sei una dea, nemmeno
una sfinge, sei un’anatema
e ti sotterro qui sotto questa croce,
occhi non ne hai, due labbra per baciare
potrebbero bastare eppure sorridi, ,
sorridi beffarda
ed io ti scolpisco affinché tu pianga
per chi ti prenderà per i fianchi,
così non soffrirai per questo eterno
peregrinare da una sponda all’altra
dell’oceano aperto come la tua gola
dove tutto si perde, ora
non sei più tu, sei un’altra persona
e non riesco a dirtelo mai
lontana come sei sempre
dagli occhi miei.
Per questo ti scolpisco
come sai tu.
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