Un refolo di vento, che rinforza, dalla sabbia cancella le impronte dei gabbiani. Il mare increspa, e quello sciabordio dolce e tranquillo della risacca diventa rantolo, ruggito, rombo. Tempesta che ulula vendetta porta le voci dei mille e mille e mille marinai che in acque scure e profonde dormono. Furie, dalle bianche criniere si scagliano su rocce e anfratti a spezzare la terra, a sgretolarla, a penetrarla a ifrangerla. Cupi muggiti schianti, boati il cielo si confonde con il mare E tu con la tua voglia di fuggire rimani ad aspettare non riuscendo a capire più il confine tra la salsedine che ti ricopre il viso e quell'oceano che dagli occhi scivola verso il mare.