LA FAVOLA DEL FRATICELLO CHE AVEVA BRACCIA E MANI E CUORE DA REGALARE
Fabio Martini
Fabio Martini
Pubblicata su Athena Millennium il 17/11/2004
Lodate il signore con umilt?, diceva quel fraticello lungo la via che portava verso il margine destro del fiume, chiedeva noci e lasciava una mano sul capo del generoso e sorrideva. Non ricordo se era alto o basso, se camminava veloce oppure lentamente quando calpestava il terreno sotto i suoi piedi di sandali vestiti, ma credeva in qualcosa che abbiamo perduto negli anni del tempo che tra noi e lui sono volati. Un giorno incontr? un lupo che spaventava gli abitanti di quel paese, gli and? incontro e parlarono a lungo, che il lupo restava seduto sulle sue zampe e ascoltava cosa aveva da dirgli e alla fine guard? per terra e si gir? e and? via e nessuno ne seppe pi? nulla che chiss? in quali terre and? e in quali altre terre lasci? le sue orme di lupo? Un?altra volta parl? con gli uccellini e questi piano smisero di cinguettare sopra quell?albero e lui di sotto che gli parlava del Signore del cielo e degli uccellini, eppure loro in silenzio lo ascoltavano e poi ricominciarono a cinguettare pi? forte di prima e lui se ne and? via che quello che doveva fare lo aveva fatto. A volte mi domando quante volte noi abbiamo provato a parlare con il cattivo e con il buono, forse mai? Elios, Anemos, Thanatos ? eppure nel castello dividevano la tassa sul grano e sul sangue e ridevano che nessuno li poteva sopportare pi?. Lui lentamente calpestando il terreno sotto i suoi piedi di sandali vestiti, ma che credeva in qualcosa che noi abbiamo perduto negli anni del tempo che tra noi e lui sono volati via, si avvicin? al grande ponte levatoio buss? a quel grande portone che pi? grande in tutta la contea non ve n?era un altro e loro aprirono quella porta spostando dal basso verso l?alto la trave che dall?interno erano cardini per il Signore e rimasero fermi che non ridevano pi?, che non c?era pi? nulla di cui ridere, loro che avevano i vestiti da cambiare tutti i giorni e di cento colori colorati, che belli erano sempre, ma quella volta davanti a lui erano come senza i loro bei vestiti. Lui fece un cenno del viso ed entr? lentamente nel grande cortile ed inginocchiatosi disse le parole che tutti noi conosciamo? Padre nostro che stai nei cieli? e allora tutti si inginocchiarono e pregarono con lui, che il giorno dopo nessuno chiese pi? soldi di quelli che avrebbero fatto vivere del minimo un contadino. Un?altra volta chiese ai suoi fratelli di esser lasciato solo sulla roccia a strapiombo sul bosco, si sedette davanti alla natura e il diavolo gli chiese perch? lui facesse quello che stava li sulla roccia a guardar la natura e che mai ci trovava? Si gir? che le mani si rigarono di sangue e due fori si erano formati come stigmate tra il davanti e il rovescio e le mostr? al diavolo che scomparve d?incanto, che ancora resta la sua zampa disegnata sulla roccia nonostante gli anni del tempo che tra noi e lui sono volati, che sono le notti ed i giorni che la vita ci regala, di lune e soli che ogni giorno camminano su di noi. E San Francesco pass? cos? la sua vita, tra le cattiverie del mondo e i suoi sandali che ancora oggi li potremmo calzare, ma che ognuno di noi, mai neppure sa, dove li ha lasciati i suoi. Si amore mio questa ? una storia vera e domani te ne racconter? un?altra, quella di un altro uomo che visse tanti anni prima e che amava tanto gli uomini, e li amava cos? tanto che loro lo inchiodarono ad una croce e poi dopo impararono ad amarlo come lui aveva amato loro? per? questa storia te la racconter? domani, e adesso amore mio chiudi i tuoi occhi belli e dormi che adesso si ? fatto tardi? Buona notte tesoro che il pap? ti vuole bene?
Lodate il signore con umilt?, diceva quel fraticello lungo la via che portava verso il margine destro del fiume, chiedeva noci e lasciava una mano sul capo del generoso e sorrideva. Non ricordo se era alto o basso, se camminava veloce oppure lentamente quando calpestava il terreno sotto i suoi piedi di sandali vestiti, ma credeva in qualcosa che abbiamo perduto negli anni del tempo che tra noi e lui sono volati. Un giorno incontr? un lupo che spaventava gli abitanti di quel paese, gli and? incontro e parlarono a lungo, che il lupo restava seduto sulle sue zampe e ascoltava cosa aveva da dirgli e alla fine guard? per terra e si gir? e and? via e nessuno ne seppe pi? nulla che chiss? in quali terre and? e in quali altre terre lasci? le sue orme di lupo? Un?altra volta parl? con gli uccellini e questi piano smisero di cinguettare sopra quell?albero e lui di sotto che gli parlava del Signore del cielo e degli uccellini, eppure loro in silenzio lo ascoltavano e poi ricominciarono a cinguettare pi? forte di prima e lui se ne and? via che quello che doveva fare lo aveva fatto. A volte mi domando quante volte noi abbiamo provato a parlare con il cattivo e con il buono, forse mai? Elios, Anemos, Thanatos ? eppure nel castello dividevano la tassa sul grano e sul sangue e ridevano che nessuno li poteva sopportare pi?. Lui lentamente calpestando il terreno sotto i suoi piedi di sandali vestiti, ma che credeva in qualcosa che noi abbiamo perduto negli anni del tempo che tra noi e lui sono volati via, si avvicin? al grande ponte levatoio buss? a quel grande portone che pi? grande in tutta la contea non ve n?era un altro e loro aprirono quella porta spostando dal basso verso l?alto la trave che dall?interno erano cardini per il Signore e rimasero fermi che non ridevano pi?, che non c?era pi? nulla di cui ridere, loro che avevano i vestiti da cambiare tutti i giorni e di cento colori colorati, che belli erano sempre, ma quella volta davanti a lui erano come senza i loro bei vestiti. Lui fece un cenno del viso ed entr? lentamente nel grande cortile ed inginocchiatosi disse le parole che tutti noi conosciamo? Padre nostro che stai nei cieli? e allora tutti si inginocchiarono e pregarono con lui, che il giorno dopo nessuno chiese pi? soldi di quelli che avrebbero fatto vivere del minimo un contadino. Un?altra volta chiese ai suoi fratelli di esser lasciato solo sulla roccia a strapiombo sul bosco, si sedette davanti alla natura e il diavolo gli chiese perch? lui facesse quello che stava li sulla roccia a guardar la natura e che mai ci trovava? Si gir? che le mani si rigarono di sangue e due fori si erano formati come stigmate tra il davanti e il rovescio e le mostr? al diavolo che scomparve d?incanto, che ancora resta la sua zampa disegnata sulla roccia nonostante gli anni del tempo che tra noi e lui sono volati, che sono le notti ed i giorni che la vita ci regala, di lune e soli che ogni giorno camminano su di noi. E San Francesco pass? cos? la sua vita, tra le cattiverie del mondo e i suoi sandali che ancora oggi li potremmo calzare, ma che ognuno di noi, mai neppure sa, dove li ha lasciati i suoi. Si amore mio questa ? una storia vera e domani te ne racconter? un?altra, quella di un altro uomo che visse tanti anni prima e che amava tanto gli uomini, e li amava cos? tanto che loro lo inchiodarono ad una croce e poi dopo impararono ad amarlo come lui aveva amato loro? per? questa storia te la racconter? domani, e adesso amore mio chiudi i tuoi occhi belli e dormi che adesso si ? fatto tardi? Buona notte tesoro che il pap? ti vuole bene?
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