Quando tutto si confonde

Quando tutto si fonde senza distinzione e il cielo grigio
spento

Ha già visto l’eccellenza delle schiume e delle ansie e
delle torture e si chiude

Su se stesso e non s’inganna minaccioso

Il mare stride l’angoscia chiusa e non riflette cieco e si
espande e arriva fino al cielo che si confonde

di teatro mentre anneghi e le onde in una nebbia avvolgono e
raccontano i sopravvissuti

senza il dio apollo e lusinghiero delle arti belle
cosiddette e apologie dei racconti tramandati eroici

per forza

ti chiedi forse come sia forza se t’hanno già buttato
infante da una rupe?

Se sei schiavo e vieni comandato?

Non subisci sorte eroica narrata da Omero, come Ettore, dove l’unica pietà è il corpo mendicato da Priamo,

e l’unica pietà è la vendetta già consumata fredda e inasprita
abbattuta ferocemente per cui l’unico ostacolo sarebbe non avere alcuna altra
pietà già annientata e non rendere a chi si umilia come Re verso di te che sei
un miserabile dannato altrettanto dalla sorte eroica, Achille con un tallone
nemmeno gli dei e non ti possono proteggere, capisci che nemmeno gli dei ti
possono proteggere, quale pietà rendere il corpo del figlio a chi si umilia per
averlo, gli dei ti avevano per questo già condannato in precedenza.

 

Gli dei non esistono per gli schiavi e nemmeno il mare che
lotta con il cielo, sottomessi vedono solo galere

O la pietà a loro riversa.

Non aspirano al mare al cielo per loro è nebbia confusa , e
trattati come bestie, non esistono apostoli o dei

E nemmeno dio,

uno schiavo non ha dio ma solo padroni

e quello che ricorda se mai fosse stato libero, se fosse
stato libero, e ridotto in schiavitù, la morte e la crudeltà avrà soltanto per
vicino e null’altro, tranne l’umanità presentita o preesistente nonostante
tutto

 

quando tutto si confonde sono le sfumature e la grande forza
interiore, la superiorità di fronte a tutto

ora che vi è una forma di legge, che ha riordinato la
libertà del sacrificio, che ha civilizzato, annientando popolazioni, che ha una
forma legittima che governa normalmente gli dei di allora della natura

che non si ribella ma continua il suo corso manomesso
dall’uomo dove nessuna regola può prevalere.

 

 

 

 

Epilogo

 

L’idea di fare una guerra eroica per  una donna, vincerla soltanto con l’inganno,
per poi massacrare tutti e radere al suolo una città e un regno, non mi pare
poi così sublime.   Menelao, poteva
benissimo, vista anche la sua tarda età, consolarsi con un’altra giovane e
altrettanto bella donna, magari rapita da qualche altra parte tra gli schiavi e
schiave che di certo in Grecia non mancavano, e altrettanto bella di sicuro.

Ulisse ,ha dovuto dannarsi infine l’anima parecchio per poter rientrare in patria, 

veder morire tutti i suoi compagni,  e dieci anni ci ha messo,

penelope poteva anche essere del tutto morta nel frattempo,
e forse lo era per davvero, perché vent’anni di attesa mi sembrano un po’
troppi.

 

 

Prosa poetica,   
ispiratami  dal film  spettacolare  
Troy,  e da altri film o letture
storiche.

 

 

Paolo Faccenda.  10
aprile 2013.

 

 

 

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