Dino Campana. (Critica)

 

CAMPANA ESPRIME UN LIRISMO MAGGIORE ED ELEVATO NEI CONFRONTI DELLA POESIA , DELLA DONNA E DELLA VITA; NON SOLO IN FORMA SUBLIMATA, MA ANCHE CARNALE NEL DESIDERIO REALE , VERO E IDEALIZZATO, CHE E’ DI OGNI UOMO . PER QUESTO SUPERA  MOLTI POETI NELL’ASPETTO CONCRETO E NON SOLTANTO STILISTICAMENTE FORMALE.

RIESCE A CONFERIRE  UN SIGNIFICATO CORRISPON DENTE AL PROPRIO SENTIRE  NELL’INTIMO ATTUALIZZATO NEL LUOGO POETICO,  CON  MOLTA DIGNITA’ SPLENDIDAMENTE  NEOFORMALE,  ESPRIMENDO CON LE CORRISPONDENZE EPOCALI UNA POESIA NOTEVOLE ANCORA OGGI OGGETTO DI STUDIO E DI INTERPRETAZIONE, ALLA LUCE ANCHE DEL MANOSCRITTO RITROVATO. VA CONSIDERATO SOTTO OGNI PUNTO DI VISTA NON SOLTANTO PER QUEL SIGNIFICATO MA ANCHE PER TUTTI GLI ALTRI SOTTINTESI E PRESENTI,  PER LE IMMAGINI E SIGNIFICATI RICHIAMATI E RICHIAMANTI , ALLUSIVI E RITMICI DELLA TRADIZIONE E INNOVATIVI SUONI E ACCOSTAMENTI  ORIGINALI,  USO DEL LINGUAGGIO CREATIVO, GRANDE POETA E ANTESIGNANO, FORSE ATTUALE MAESTRO A SUA INSAPUTA, NON CREDENDO INFATTI CHE LUI STESSO AVESSE QUELLA PRETESA; MA AL CONTRARIO.  POI E' LA STORIA;  IL DIRITTO DI ENTRARE NELLE ANTOLOGIE LETTERARIE VIENE DA ESSO COMUNQUE PIENAMENTE CONQUISTATO E CHE IO, SE ANCORA LO FOSSE, NON METTEREI CERTO MINIMAMENTE PIU' IN DISCUSSIONE,  MA IN UN MODO CHE IO DEFINIREI  POETICAMENTE SUPERBO. IN ULTIMA ANALISI, CREDO CHE LA POESIA LIRICA SI FERMI CON ESSO E POCHI ALTRI DI QUEL PERIODO.  NON PENSO CHE IL SECONDO NOVECENTO, COMUNQUE, A PARTE FORSE UN SOLO GRANDE POETA CHE NON CITO, ABBIA PIU' DEI CARATTERI COSI DISTINTAMENTE LIRICI; E SOPRATTUTTO LA POESIA CONTEMPORANEA.  DINO NON ERA PAZZO, MA INNAMORATO DELLA POESIA OPERANDO UNA SCELTA E DEDICANDO LA SUA VITA ALLA POESIA CERCANDO NEL CONTESTO A LUI DEL TUTTO OSTILE DI IMPORSI UGUALMENTE E VI RIUSCI' PERALTRO, ALTRIMENTI DI LUI NON SI AVREBBE NEMMENO QUEL POCO, E CHE E' POI MOLTO, CHE SI HA . NON SONO MAI ESISTITI PAZZI CHE DIVENTANO POETI, O GRANDI POETI CHE DIVENTANO PAZZI, MA PER NON SFATARE LA LEGGENDA , NON AGGIUNGIAMO ALTRO.

 

MA NON SI SPIEGHEREBBE IN OGNI CASO FRIEDRICH HOLDERLIN .

 

(salvo errori od omissioni).

 

 

SOGNO DI PRIGIONE 

       di

DINO CAMPANA.

 

Nel viola della notte odo canzoni bronzee.
La cella è bianca, il giaciglio è bianco.
La cella è bianca, piena di un torrente di voci che muoiono nelle angeliche cune,
delle voci angeliche bronzee è piena la cella bianca. Silenzio: il viola della notte: in rabeschi dalle sbarre bianche il blu del sonno.
Penso ad Anika: stelle deserte sui monti nevosi: strade bianche deserte: poi chiese di marmo bianche: nelle strade Anika canta: un buffo dall’occhio infernale la guida, che grida. Ora il mio paese tra le montagne.
Io al parapetto del cimitero davanti alla stazione che guardo il cammino nero delle macchine, sù, giù. Non è ancor notte; silenzio occhiuto di fuoco:

le macchine mangiano rimangiano il nero silenzio nel cammino della notte.
Un treno: si sgonfia arriva in silenzio, è fermo: la porpora del treno morde la notte: dal parapetto del cimitero le occhiaie rosse che si gonfiano nella notte: poi tutto, mi pare, si muta in rombo: Da un finestrino in fuga io? io ch’alzo le braccia nella luce!! (il treno mi passa sotto rombando come un demonio).


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