Vuoti a rendere

Vuoti a rendere

 

(A Volte)

 

Il sangue che coagula

Di fresco nel mattino

Al buio della carne

Strappata dai suoi sensi.

Tracolla nel vuoto

Caduto dai soffici suoi venti

Fra tremolii di forze

D’espiazione e negli accanimenti,

l’anima,

scavata fra i ricordi

non trovando pozzi

e giacimenti piange

e melma riemerge

dalla vana crosta della vita,

conta quanti esordi di speranze

affidate al tumultuoso caso

brutte copie d’ideali

riandati vecchi

amori d’animosità

e orgogli sparsi via volati,

ormai contesi nella mischia

che s’affolla sempre

dietro involucri d’immagini

e abbrutiti s’avanza

una a schiera d’altri

infilando ancora lame

nei notturni occhi d’imbarazzo

che si prevarica il tempo,

la bruttissima copia

di lei donna che più

non incanta, musa

che non ispira, lungo

la terra arida

d’orride angosciose cose,

fra i silenzi s’avanzano

infiltrate nell’indifferenza

fra gli incastri dei

racchiusi vuoti

d’amore di musica

da onde radio ritrasmesse.

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