paolo faccenda
Lungo la notte di città
le strade trafilate
arrossate dai semafori
e i fanali delle auto
poche rade in agosto.
Riverberano la voce
e l'attonito tremore
la tensione interna,
alla ricerca d'un piacere
un sollievo che sia solo
dimenticar se stessi
fondendosi in qualcosa.
Non è in lei nella strada
nella notte languente
di male e sangue dirotto
d'un pianto scalfito
di ebbra impotenza
di grande incertezza.
Sono le scalmanate grida
scompigliate sciolte i attesa,
interiori a dirottare turbando
le anime espresse nei volti,
rimboccati destini sociali
strafatti di noia inconsulti,
stravolti irrequieti insonni
di farmaci e alcool,
nel niente del fumo
ingannati tesi arrabbiati,
sconvolti di pace nel corpo
di lei che non basta,
un'altra esistenza sconfitta.
Non sa cosa più cosa sia
ideale ancora troppo discosto
non si desidera niente
in preda all'affanno di notte,
solo sempre si è soli
in un auto che resta infelice.
Agosto 2008



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