paolo faccenda
Una cappa cerchia gli occhi
Provati a dismisura
Profanati cieli avvolti
Rovesciate palpebre
Scoperte cornee
Mentre suona acuto corno
All'opra del richiamo
Grigi sprofondati in essi insonni
Occhi bigi pesti
Convalescente grido il cielo muto
Confuso in dire e fare
Grigio riavvolto ripiegato
Indire una protesta generale
D'autonomia slegati in alto
Per carità senza spezzare
Dirompente d'irruenza
Argini di civile convivenza che tanto
Aspettano i consumati già alla vita
D'essere condannati o liberati
Schiavitù impressa nella mappa
Alterata della genesi delle tue
Coordinate nuove indicazioni
Quando il genoma ridarà luce e pace
Dei ciechi vertebre e midolla
ad ogni smidollato o invertebrato
Molteplici sono le cause
In sovrappiù di sovrapprezzo
Concatenate come rime
Intrecci intarsi tra gli gemiti
Chiuse inchiavate conchiavate
Conclamate raccolte di preghiere
Che s'affollano alle dita
Fragili nervose a scorrere
Su quelle gemme incastonate
Nei rosari brillantati ripercorsi
Nei tuoi occhi fissi vitrei vedo
L'assenza e lo stupore liberale
Mentre tu sei lì presente e vivi e vedi
E predisponi le gocce della sottrazione
Nella follia comune di sottrarsi
Ricevuta d'evasione la promessa
Omessa che si trova ovunque sparsa
Di una invocata cosiddetta migliore qualità di vita.
Lo Specchio di Alice, ottobre 2010.



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