paolo faccenda
L'autunno s'incipria e pavoneggia
mostrando il suo freddo e il suo tepore
come una matura donna si rossetta
pulito e si colora bene le sue labbra
e gl'occhi suoi trucca assieme al viso
mentre desquama e lentamente scade
tavolozze cromatiche romantiche di viali
lascia gialle verdi rosse foglie ancora
pregi di carezze e stucchi e tele
già avanzate dismesse fuori senso
in riprodursi decantati quanto mai bellezze
di sapori che la gente ama nelle ricorrenzze
golose tipiche ultime sue gite e feste
multiformi di castagne e mosto paesane
bricconi e bricconcelle con ancora graffi ai muri
ultimi randagi raminghi fuori volta
fuori prezzo fuori mancia fuori porta
meta d'un avanspeccatolo mentre si ama
la natura così decanteggiata a fremito
romanticismo mentre ascolta del rumore il vento
scialbo e forte di chopin beethoven sulle foglie
gialle che si staccano inzuppate intinte
intrise secche ingiallite al pantano e verde
molliccio della terra già fangoso a pozze
eppure di mestizia dei colori pare bello
tavolozza di pittori svolti adempiere ultimi crepuscoli
attenti ai laghi sovra i rami caduchi paesaggi
mischi mischiati ai funghi e muschi di voi stessi
d'abiti e vestiti orlati e cambi di stagione
a celebrare un equinozio festoso di bacco
di vendemmia consolarsi alle cantine -se ci fossero
casalinghe del buon vino ruspante -si trovasse
nel buono languore bonaccione saggio d'osterie
o scolatore ultime rampe amico delle vostre
fiabe lussureggianti edere intreccie ad anelli case
di pasticci e torte in tempo dimostrato luogo
di mangiafuochi tirimballi giocolieri fiamme
e ancora ultimi falò e dardi e frecce al cielo
luogo comune di prestigio e prestidigiatore
mischiata pennellata all'ocra terra delle siene
che vi richiama in strada come giocoliere
artista sia pur da strada sparito chissadove
Comperate ai mercati dei borghi medievali
le feste e ricorrenze ma soprattutto bacco
in orge che si spengono di fuoco che si spenge
di freddo che ne insorge mentre piove vi s'inzuppa
già ogni fiore non più aulente e cadono
precipitando foglie forti venti tramontane
ed è novembre giallo morto grigio vecchio
crisantemo rito di composta festa
e così in un lampo di settembre autunno
dionisiaco orgiastico e maturo d'enoteche
e di sapori e brecce sui cuori già stantii
colpiti e vuoti oppur pienati gonfi dell'estate
che protraggono in autunno la bellezza
immatura e maturata nell'ampiezza
Autunno lento naufragato esanime contento
Piovoso o soleggiato più semplicemente viene muore
E festeggiarlo in casa mia colma di lei
Nella giornata teporosa ancora calda ancora afosa
Tiepida e fredda a sera ha ora senso privato
Ma la bellezza dei campi straordinarie tavole
Volozze di pittori e campi diurni che bellezza
Stranamore pigiati su quell'uva gli amorini
Ai tini dei borghi sovra mareggiata
Gia incazzata piena nebbia del sapore
Agli irti colli il suo sospiro di consolazione
Bocca e bacco va ed è cantata da fiorello
Mentre divenuto pop autore spiovviginando
scolaresco devolve un carducci di beneficiando
(però bisogna ammetter ch'è simpatico
e che a tutti come autunno in generale bello)
Amo e odio l'autunno ed il suo cambio
Retro scuro controverso bizzarro lento bizantino
Ammansito e di pazienza dolce ma arrogante
Sfoggio presuntuoso premendo acido e freddo
D'un inverno. Amo invece all'aperto più il suo viso amore
Amo le sagre giuste che aprono di luce e di bellezza
La primavera la primavera mia di tutto nuova
la Primavera nuova giovane bella di bellezza.
Che ne venga e sia e divenga ancora e sempre
Di essa soprattutto la corribanda sagra sua la festa.
10 Ottobre 2010, con lieve ironia scherzosa.



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