paolo faccenda
Tu non sai che la musica
È l’espansività sensuale
Nella sua lunga composta
Melodica espressione
E nel ritmo composto e nelle sue
Pause di rilassamento
E nella gioia di fatica duplice colore
Al concepimento della partitura
E nella comprensione della sua struttura
Tu che disprezzi e non comprendi
La sua base originaria della gioia
Che cosa credi forse tu che sia
Nella sua espressione libera composta più completa
Se non quella espressione combattuta di battuta
Che però ti suona così cara o triste e che tanto t’allevia
Giungendoti dolce al rincalzare del tuo male
Come così assolvente e liberante soluzione
È la musica in sé un piacere di rivoluzione
Quanta sofferenza e gioia di sublimazione
Sono sulla scena inscenata del mondo
Organismi vitali d’espressione
Che molto hanno da dire
Da osservare contemplare
Ancora da comunicare
Da sporgere e da spargere
Da tutto rinnovare da dire da cantare
Non invecchiano son giovani son nuovi
Hanno ancora spirito di verità giustizia
Hanno innato il senso di tutto quel che è bello
Naturale E che non deve far notizia.
Sono gli apostoli, le vittime, i veri originali.
(Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.
G.Orwell.)



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