paolo faccenda
Piovono giorni
d’albe ascose grigiocielo
d’asfalto scarse luci
immersi e persi
di quel tempo avvolto
che pare non finire
nel buio sconfinando
Vedo l’insulso svanire
riprender corpo poco dopo
tra freddezza abituale
del sole che non penetra
imbrattando nuovamente il cielo
riaprendo gli occhi
di grigia luce come sporchi
mentre la pietra della strada
lucida bagnata dalla pioggia
già riflette controluce
dell’ampio marciapiede
la luce rosea marmorea
del corso dei lampioni
e le decorazioni luminose
che fanno sospirare
là dove si raccoglie gente
E mi soffermo e cerco
quell’attimo presente
un momento e il bello
dell’aria della sera
e sento la vita che richiama
nei giorni nuovi
la gente raggrumata
e sento la necessità
della nostra vita insieme
la sento che mi chiama
la sento chiamarmi poi sparire
svanire un poco rassegnata.
Lo Specchio di Alice, aprile 2010.



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