paolo faccenda
Anime cupe nella notte
soggiacciono irrequiete
come incatenate
da irrefrenabili impulsi
soggiogate dall'immoralità
d'un riadattato moralismo
laido laico borghese e clericale
nella doppiezza del timore
che spegne voluttà
di ciò ch'è bene e male
trascinando sui bordi
della strascicata vita
fra desideri spenti
in tutto ormai esauditi
sorta d'ideali confusi
con realtà complesse
trafugati sogni sfusi
smarriti ai margini
della legalità riconosciuta
Ecco sfocia l'orrore
rinasce la violenza
dei vuoti contenuti
disperdendo legami
sorgendo inimicizie
rancori e immondizie
gesti gratuiti di rabbia
che sfoga nel razzismo
la propria alienazione
colpendo donne e deboli
oggetti di perenne scherno
La barbarie avanza
tra fuochi di violenza
brucia il sangue versato
A notte la città cammina
e muove avvolta di paura.
N.d.a.
La poesia è stata scritta per l'attuale, ma la si può leggere o interpretare anche in chiave e con riferimento della giornata della memoria; anche perchè è una fase, quella che ho descritto, che fu più o meno precedente al successivo orrore delle deportazioni del nazismo e del fascismo.



indietro

