paolo faccenda
Snerva l'attesa della sera
al pensiero tardo
s'imbroglia e rievoca
anche il giorno è sordo
Sdolcinando fantasie
smerigliando parole
leviga i sassi dentro sè
soltanto e più ci pensa
Svanire sentendo nell'ombra
falsare a nessuna memoria
di chi esso solo ricorda
di nostalgia immensa
e del suono d'un violino
si contenta
Non c'è eco o richiamo
nè stinto o annebbiato
in cui credere o pensare
nel giorno sconfortato
illanguidisce l'illusione
Finge assorbire ogni sapere
senza una figura o persona
a riallacciare la mente
Percepisce il raduno d'altrove
rassegna dismesso la luce
riavvolge i fili del tempo
ritrae vuota la lenza
nell'assolo non emette singulto
La sera poi prepara alla notte
senza alcuna finzione
vuoto il suo paradiso
non è per niente da nessuno conteso.
Questa poesia l'ho scritta nell'aprile del 2009.



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