I SEGRETI DI PULCINELLA

I SEGRETI DI PULCINELLA La selva dell?estate aveva quella stanza, l?incredibile mobilio, i giganti divani davano spazio dove s?incoltriva l?afa di stagno. Cimici di luce invadevano l?ombra sfuggita della serranda; macolando anche il canto assiepato tra i dormienti. Carnei grassi eventi sfioravano oracoli viluppi di trini di tende, lievemente, lieve segno su fango appena bagnato. Un cane l? accanto sfiatava l?incanto. Spargeva la valle d?eco gi? traboccante. Mentre il campo del grano l?aratro attendeva l??tono pianto rincuteva il laio, svelleva il velo salseo di fosso che spingeva a sfogliar Quel Che spelleva. Ogni giorno la bestia guaiva, fino a sera e dopocena. Era fastidioso, era insensato. Non si sentiva dolce il bengalino: il grido affamato copriva il tenero pitocch?o quando, aggrappato alle sbarrette il volo delle mosche si beveva.

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