Il cancello (Arbeit macht frei)

Rotaie ferme davanti un cancello
nero di fuligine amaro risveglio
oltrepassa l'inimmaginabile,
l'inferno tra scheletri vivi
macabro passeggio di essere umani.

Sbuffa il treno dal carico pietoso
valigie rotte sorrisi di pietra
in fila verso stanze gasate.

Non un filo di pietà congiunge
uomini ad altri uomini.

Donne ad altre donne,
bambini dagli occhi generosi
non consapevoli di fronte al giorno.
Un silenzio che strazia,
una lacrima non vista.

Trascina penosa storia l'imbarbarimento
tra filo spinato e orrenda sorte
l'uomo abbietto ha messo mano nella piaga
e nel dolore il suono si fonde lento.

Perdura negli anni la domanda sacrosanta
quanto male ancora dovrà arrivare,
se non si guarda indietro non si può
si deve acquisire il discernimento
foss'anche tra il bene e il male.

Il cancello è ancora lì per ricordare
un treno fermo ed i fantasmi del passato
ancora arsi nei forni fumanti
l'odore acre penetra nella pelle
solo ricordi di una realtà tangibile
tra le foto sbiadite dal tempo.

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