Il cane e la civetta

L?intreccio e il controsenso della notte oscura aprono l?oscuro palcoscenico, e le alte grida felici del giorno emergono in un lontano ricordo perso nell?eco ovattato d?un telo di seta amaro che avvolge paure e allucinazioni. Abbaia sconsolato un cane col suo canto tedioso e monotono e spaventa una civetta appollaiata sul ramo d?un noce centenario. Lo noto dal suo verso tremolante e dall?incostante tonalit? che singhiozza timorosa. D?una nota pi? alta ? la risposta d?un altro cane forse di taglia pi? piccola che accentua il suo richiamo calpestato dal fruscio di mille foglie di pioppo. Nell?argento delle foglie e dal vento che le muove, si rispecchia il mio stato d?animo perso in numerose contraddizioni che corrono su binari diversi. E mi ritrovo impassibile agli ululati dei cani, insensibile al timore della civetta, inerte alle divagazioni che la mente compie di fronte alle paure notturne, mentre compio altre acrobazie per cercar risposta ad una sola domanda. ?Perch? non mi pongo la domanda?? ? meglio essere civetta, allora, che canta della sua paura o cane che investe il silenzio notturno dei suoi lamenti, che sentirsi obliato d?ogni sensazione.

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