Himalaya

Aguzze le vette si stagliano
dove lo sguardo mio si perde
cinte di bianco a penetrar le nubi
e in esse si fermano i miei spazi.

Figlio del sortilegio dell'istante
s'alza il mio spirito a quelle nebulose
Non sento il corpo mio che si rimorchia
sul passo greve verso quest'ascesa

Accolto nel vivere non finito
là rileggo silente i miei pensieri
e in umile interiore sentire
grado per grado vinco le paure.

Si getta come un fiume nel suo mare
tutto il mio essere in nuova dimensione
tra le perenni nevi e la certezza
di farne parte e non d'esserne avulsa

Lungo il salire verso la ragione
lento l'andare incontro all'io
faticosa si insinua nella mente
l'unica verità che ho rinnegato.

Quanto tempo ho perduto abbarbicandomi
negl'inferi d'un mondo troppo denso
e la domanda mia si fa risposta
Al di là di quei picchi, posso esistere?


(scritta insieme alla mia amica di penna Carmen Aloisio)

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