La mia generazione

Ho visto uccidere natura e non me ne sono accorto. Nelle incertezze di una generazione cresciuta sulla stampa di ideologie fasulle, di carta per denaro, di immagini suadenti, si ? perduto il mondo di nostra fanciullezza. Nei miraggi d'avito perbenismo, dove Iddio c'era per tutto, si son rimescolati il tradimento delle carni, l'insulto per gli amici, il vilipendio della stirpe. Nel letto di spose ripudiate abbiam cresciuto serpi; nel futuro anche ai figli oggetti di consumo, come le nostre vesti, come gli assurdi idoli dei giorni nostri vuoti. Ho visto uccidere le genti e non ho fatto nulla. C'? stato un grande correr addosso al progresso, calpestando onore per la bavosa voglia d'aver pi? del vicino, per esser meno poveri soltanto nelle tasche. C'? stata frenesia stolta a comandar le genti per farne portaborse di cultura preconcetta. C'? stata l'amarezza a risvegliare i popoli ch'abbiamo affamato, privandoli di un Eden che aveva la ricchezza di un mondo primitivo, confuso solo dal bianco del volto dei padroni mai desiderati. Non vedo pi? le lucciole n? cantano cicale. In mezzo a noi il cemento, granitico terrore, emblema della forza di una specie debole, perplessa costruzione che vuole vinto il tempo, che ha per contraltare il verde dominato. In mezzo a noi il deserto che s'estende sui valori di uomini ignoranti, da sempre posseduti con presunzione ignara dal gusto del non essere.

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