L'uomo del ghiaccio

Arriva al mattino,
seduto impettito sulla panca del carro
senza sponde, tirato da un gigantesco
cavallo maremmano dai larghi garretti.
Arriva quando ci chiama la scuola e noi
al solo vederlo corriamo, impauriti e
sognanti, all'altro lato della strada
osservando di sottecchi il frenare
del suo gocciolante carro.

Poi, tra i banchi,
vengono immediate le storie: -Elio-
<ha perduto i capelli lottando di notte
contro i vampiri volanti> -Giorgio-
(suo nonno è amico dell'uomo del carro)
<no, è stata la guerra in Etiopia e i
tatuaggi sul petto altro non sono
che colpi di lancia nemici>.
(Io non avevo storie, ma i miei occhi
s'erano ingaggiati con i suoi e non
s'erano arresi: ero il giudice unico
ad accreditare i racconti)

Un mattino il carro non viene ed
il bar resta senza il suo ghiaccio:
andiamo camminando lentamente alla
scuola, non pensando al terrore
tatuato ed al suo immenso cavallo.

Poi viene un furgone senza sponde
e gocciolante; ha sul pianale del
ghiaccio in lastroni e cassette in
metallo con tante bottiglie. Lui,
al volante, in cabina. Ci fermiamo
a guardare curiosi: si arriva tardi
alla scuola e non vengono fuori più
storie.

L'uomo del ghiaccio si è chiuso in
prigione: abbiam perso l'infantile
illusione.

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