Renato Fedi
Tristezza mia,
cosa ti porta a darmi il passo?
Hai l’unghie protese come strali
in cerca d’un facile bersaglio
tra vite che sbiadiscono incompiute.
Tu leggi nel breviario delle ansie
chi delle speranze fa abbandono
e migra sull’isola sperduta
dove fan sosta i sogni
quando, stanchi, cercano la pace.
Non bagnare la mia valle,
il tuo cammino ha già compagni
che contano il pianto tra le guance
mentr’io spingo il sorriso in aria,
anche se inerte mi ricade.
I giorni mi degradano l’aspetto
qual piombi che lucidano lo specchio
e l’immagine si stinge,
ma tra il giocare dei riflessi esce,
seppur confuso, un riso giovanetto.
Tristezza mia,
al sole che si leva ho dato ascolto,
ora dispiego le labbra nella luce
e a voce calma parlerò al vento,
in altro giorno mi sarai padrona.



indietro

