rosalga
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Non so dire com’io vi arrivai:
tra cielo e terra, bellissimo quel monte...
fatto di piccole alture,
dolci declivi facili da scalare
mentre il cuore batteva gioioso;
laggiù, nell’aperta vallata,
un treno mai preso sferragliava,
sbuffando sospiri di vapore
e gruppi di salici, fronda a fronda
intrecciando i teneri rami
in una danza frusciante,
tremavano insieme, alla brezza gentile;
fiori di luce di baci mai dati
brillavano gioiosi,
come promesse d’amore
su verdissimi prati,
dove parole mai dette rincorrevano lievi
i sogni più arditi e sereni;
e muschio e ciclamini e fragole di bosco
offrivano all’aria, fragranti,
note di perdono mai concesso.
Suoni profondi d’intima comprensione
e il dolcissimo canto
del donarsi e lasciarsi donare
narravano il sole nascente
nel cielo di un’eterna aurora...
Ma nel mio cammino, avanzando,
stormi di corvine ali di rimpianto
scomposero il volo oscurando il cielo
e uno strano dolore nell’anima
mi colse, improvviso,
come mille piccoli uncini
che, strappando, la tirassero in giù.
Turai le orecchie per non udire
lo spegnersi del canto
in un lago di lacrime amare
e chiusi gli occhi per non vedere
quella bellezza vanamente dissipata...
E nel dolore la Forza che spinge alla vita
mi parlò, levandosi limpida e potente
ed io desiderai ardentemente,
con tutta me stessa, desiderai di sperare
e sperai contro ogni speranza
e assurdamente amai,
amai contro ogni apparenza,
e quando fui sicura di amarmi
e quando fui sicura di amare,
tutta quella bellezza
ritornò al mio cuore
e l’anima cantò di nuovo
il suo dolcissimo ed immortale canto
del donarsi e lasciarsi donare...
Riaprii gli occhi e quel monte,
il Monte delle occasioni perdute,
di colpo tornò ad essere solo
una piatta landa brulla e desolata.



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