SOLA

Sola Nella solitudine bugiarda, ottenuta ingoiando due pasticche per un mal di testa che non c'era, passò in rassegna la platea del giorno dopo, e contò mentalmente i posti vuoti. Vuoti come le pagine di un diario che non scriveva più. Ancora una volta: qualche applauso stentato, una serie di fughe veloci, e il silenzio polveroso del vecchio palcoscenico. Ormai l'insuccesso era così abituale, che non riusciva nemmeno più a farla piangere. Non sarebbe cambiato neppure con la TV. Una TV locale, una stupidissima rete senza storia, e senza nome. Ma, per gli amici, e la gente del quartiere, era un evento. Il regista si era montato, e lei, prima attrice, si era preparata con impegno. Lei, che veniva da una famiglia di artisti squattrinati e falliti, costretti dalla vita ad accettare, più o meno consapevolmente, lavori squallidi per poter sopravvivere, aveva finalmente la sua grande occasione. L'unica, vera, reale opportunità che si presentava per uscire dall'anonimato. Poteva essere il momento del riscatto; non solo per lei, ma per tutta la famiglia, per gli amici, il gruppo unito fin dall'infanzia …. Ma la persecuzione antica aveva colpito ancora. Forse l'errore era stato quello di scegliere proprio la data del suo compleanno: avrebbe dovuto saperlo che mai uno era riuscito bene; data infausta e tante volte maledetta, ricordo di tristi giornate terminate fra lacrime di piccina. Era cresciuta, e aveva dimenticato. Poteva essere un modo per riconciliarsi con il mondo, per appianare qualche piccolo screzio; una festa, una vera festa. Poi erano arrivate le telefonate. Un trasloco, un problema con il marito; addirittura tre funerali. Incredibile, eppure era vero. Tre lutti nel giro di nemmeno una settimana. Tristi notizie da chi aveva il papà in ospedale, bimbi malati; e per finire la separazione improvvisa di una delle coppie più conosciute. Tutti questi amici non sarebbero venuti. Altri non avevano neppure risposto. Troppo occupati, distratti, o del tutto indifferenti. Altri si erano mostrati visibilmente seccati; forse perché l'offerta di un biglietto scontato non sembrava un regalo, ma solo una richiesta di fondi. L'ennesima. La foto per la pubblicità era venuta un disastro: scattata di corsa, mostrava impietosa i segni del tempo e della stanchezza. Andava distrutta, come si distruggevano poco a poco i brandelli di un'esperienza sempre più inutile. Il piccolo aveva la gara di nuoto, e naturalmente sarebbe andato il padre ad accompagnarlo. La figlia, ormai grande, non poteva certo perdersi l'appuntamento in discoteca, con le amiche e il ragazzino. Ancora una volta, una soltanto; fino al termine del contratto, che non poteva permettersi di sciogliere. Poi …. Poi nulla. L'anonima quotidianità sarebbe ripresa, sempre più sciatta, sempre più informe. Ma questa volta nessuno più l'avrebbe disturbata. Ormai era giunto il momento del silenzio. La sua foto, quella bella, di quand'era giovane, poteva aggiungersi tranquilla a quelle dei suoi antenati. Un'altra generazione aveva fallito.

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