Il Vecchio e la Sognatrice

Sono Nata e cresciuta in città: una grande, gloriosa città del nord; grigia, fumosa, solida, con antichi palazzi e nobili monumenti, e strade affollate. Tante volte, tante davvero, immersa nella nebbia: e io amo la nebbia. La nebbia sfuma i contorni, attutisce i suoni, blocca le parole, ferma il traffico, e lascia spazio ai sogni, al pensiero, all'emozione. Occorre tutto questo per parlare con le anime delle antiche pietre, quelle che erano già qui, prima di noi, dei nostri nonni, dei nostri avi …. Ma, in questo paese senza identità, la nebbia non c'è. Mai. Così, cominciai a vagare tra campagne troppo pulite, latrati di cani rabbiosi, villini senz'anima e catapecchie abbandonate; una delle quali si faceva chiamare pomposamente "castello". Ridacchiavo tra me e me. Ammasso di calcinacci informi, buono solo per ospitare topi: un orrore da scordare. Eppure … cos'era stato? Uno spiffero? Un gemito? Scossi le spalle: la pietra morta non può più parlare. Il lamento lo sentii un mattino, lancinante, nelle tempie, un vero grido di dolore: cosa stava accadendo? Aprii la finestra: NEBBIA. Impossibile, nebbia qui, nel paese del primo sole, dopo le pianure. Quell'anno era arrivata, invece, e con l'intenzione di restare. Una dannazione, per le mie vecchie cicatrici, ricordo di cadute e operazioni. Ma non resistetti alla tentazione di provare il brivido della VERA nebbia, perciò uscii a piedi. Avevo un bel cappellino, una gonna lunga, e un ombrello a fiori; sciarpa guanti, e stivaletti con i lacci. Scesi lungo il corso degli anni, e mi fermai all'inizio del secolo, quello vero, quello passato: lì il castello, se pur malridotto, poteva ancora sentirmi. Mi sedetti in un angolo, sopra un muretto basso, e attesi. Nessuno parlava, nessuno si muoveva, con quella nebbia, in quella stagione. Niente auto, niente fretta, e niente scuola. I rintocchi del vecchio campanile svegliarono l'antico maniero: sbadigliò, tossendo ed ansimando, in una specie di rantolo. Attesi un poco, poi mi presentai. - Buongiorno, Messer Maniero. Lieta di fare la vostra conoscenza. Io sono … una Sognatrice. - - Mmmm …. - brontolò il castello, parlando nel suo antico idioma. - Siete straniera: da dove venite? - - Dalla capitale. - - Quella vecchia, o quella nuova ? - - A dire il vero … era quella nuova, ma oggi è già vecchia. - - Spostata di nuovo? - - Sì. - confermai. - Due volte. - - Che Mondo! - brontolò il castello. - Non c'è da stupirsi che vada tutto in rovina. Presto me n'andrò anch'io … nel mondo che verrà non c'è più posto per quelli come me. Presto le stalle saranno vuote, con questi carri che camminano da soli, e buttano fumo puzzolente senza fermarsi mai … niente cavalli, niente stallieri, niente padroni. Non serve più il fieno e neppure la paglia. E non servo più nemmeno io. Cucine economiche al posto dei focolari, e intonaco, calcestruzzo, graniglia dappertutto …. Le mie ferite sono così tante che neppure un miracolo potrebbe rimarginarle, e i miei padroni, mi odiano … lo sento, lo capisco, vogliono disfarsi di me, farmi a pezzi. - - E' il destino delle Antiche Mura. - ricordai, per consolarlo un po'. - Resistere per generazioni e generazioni, per poi cadere sotto i colpi di una sola, improvvida e strafottente. Ma io sono venuta qui, oggi, per convincerti a resistere ancora. - - Non riuscirò. Non per molto. - - Riuscirai, se ti manterrai saldo nelle tue convinzioni, abbandonandoti con fiducia al sonno profondo che si sta impadronendo di te. Non resistergli; lascialo fare, ti eviterà di subire troppi dolori: ma ci saranno tante cose che vedrai e udrai ugualmente, per raccontarmele quando tornerò. Passeranno circa cento anni, e tornerò. - - Cento anni? - ridacchiò il maniero. - Troverai qualche pietra sfatta, se sarai fortunata. Sono finito, capisci, finito! Non ho più un nome, non ho più un casato, non sono nessuno. Finirò smembrato pezzo a pezzo nelle case dei bifolchi!- - Resisti. - ripetei ancora, sicura. E dormi. Dormi a lungo …. Molto a lungo. - Come dicevo, quell'anno la nebbia persistette impavida. Lasciai trascorrere una settimana, e poi tornai, questa volta in jeans e cappuccio, senza scendere gli scalini del tempo. Non c'era nessuno, tra la nebbia fitta, ed il Vecchio mi riconobbe subito. - Sei tornata presto. - ansimò. - ma come sei cambiata. - - Ho scavalcato più di 90 anni: noi Sognatori possiamo fare questo, ed altro. Potremmo anche tornare insieme ai giorni della tua passata grandezza; ma non so se mi piaceresti. Saresti uguale a tanti altri che ho conosciuto: freddi, scostanti, boriosi. Invece, ai miei occhi, tu sei bello. - - Devi vederci proprio male! - Non me la presi. - E' vero. Vedo malissimo: forse per questo, sono una Sognatrice. - - E allora? - bofonchiò seccato il maniero. – Era più scontroso, più acido, ed enormemente più stanco di cento anni prima. Volevo scuoterlo, distrarlo: non potevo accettare che morisse così, sotto i miei occhi. - - Io posso sognare anche il futuro, non solo il passato: vorresti sognare un po' con me? - - Cosa dovrei sognare? Altri buchi orrendi? Altro puzzo di quel veleno che chiamate gasolio? Altra musica che fa solo rumore, altri bifolchi vestiti da vampiri nel mio giardino? No, grazie! - - Il mio sogno è diverso: sale antiche, ripulite dall'intonaco dozzinale, pietre vive, capaci di parlare con forza alle nuove generazioni; antiche finestre riportate alla luce, e, chissà, qualche affresco, qualche trave ben conservata. Balli in costume nei tuoi giardini, quadri e stampe antiche appesi alle pareti, e i pavimenti rifatti tanto bene da sembrare millenari. Allora, vuoi sognare con me? - - Perché ? - domandò lui, diffidente. - Perché io sono sola: molto sola. Non ho nessuno qui, che mi accompagni nei miei sogni; e in questo ridente paese, la NEBBIA non viene mai! - - Senza nebbia, è quasi impossibile sognare. - - Ma, in due forse ce la faremo: al crepuscolo, in una notte d'inverno, nel tramonto dopo un giorno di pioggia … si può provare. - Il maniero tossicchiò. - Il tuo è un sogno irrealizzabile. - - Probabile: ma sono questi i sogni più belli non credi? E poi, non tutto è perduto: i tempi cambiano. - - A chi lo dici giovane umana, a chi lo dici. - trasse un profondo respiro, poi si lanciò in un invito. - Torna a trovarmi. - Era più di quanto avessi sperato. - Dalla mia finestra ti vedo bene: metterò un segnale, che solo tu saprai riconoscere. - OK ! - - Che genere di linguaggio è mai codesto, messer maniero? Un gergo da ragazzacci vestiti come vampiri! - lo sgridai ridendo. - Sono stanco d'essere solo un vecchio rudere. - reagì lui, ritrovando tutta la sua possanza. - Resisterò sopportando la musica moderna, le pizze e le automobili. Ho sopportato ben altro. Sogneremo nella Nebbia, e qualcosa mi annuncia che con te farò viaggi bellissimi. - OK - Risposi io: il patto era stretto. In questo nuovo secolo, appena iniziato, la Nebbia non è tornata più. Tutti i giorni saluto il mio amico, dalla finestra, o passandoci accanto. Ma non abbiamo potuto più sognare. Se amate qualcuno, aiutatelo a sognare.

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