In treno dalla parte sbagliata

  In treno dalla parte sbagliata

Il ricevimento era splendido. Beatrice avrebbe voluto essere miglia e miglia lontana da lì; poi gli amici l' avevano convinta: l'ospite d'onore era una leggenda vivente, e un biglietto d'invito non si poteva rifiutare, neppure se lo si pensava giunto per via traverse. Naturalmente, non una delle "tante" amiche era disponibile ad accompagnarla: la macchina, i bambini, mio marito non vuole, e poi devi andare con un ragazzo. Beatrice, che, volendo, sapeva mettere in campo una determinazione capace di scalare l'Himalaya, scrisse ad un amico di mail, mai visto né conosciuto altrimenti: il corrispondente accettò subito.

Chi potesse essere il cavaliere passò in secondo piano; ci voleva la pettinatrice, l'abito, le scarpe: e le amiche, che per spendere, erano sempre presenti, furono prodighe di consigli; ma, alla fine, Beatrice provò e riprovò come sua nonna le aveva insegnato. Adattò un vestito di gala, si fece prestare i guanti, trovò un paio di scarpe vecchie tornate di moda, e persino una borsetta ricamata. Così conciata si presentò alla pettinatrice.
-         E' per questa sera: capelli e trucco. Un taxi viene a prendermi alle nove. E se non pensa di riuscirci, vado subito a cercare un altro negozio. -
E la pettinatrice, per una volta, fece in tempo. "Crepa" fu il pensiero di Beatrice quando s'infilò la pelliccia. " tutte le volte che te l'ho chiesto educatamente, hai sempre fatto finta di non sentirmi."

Il viaggio in taxi le fece smaltire la rabbia. Nella hall dell'hotel si trovava come a casa sua: conferenze, incontri riunioni... era quasi un volto noto, ma i camerieri non riuscivano a ricordare dove l' avessero vista prima. Consegnò il suo invito e si ritirò in una saletta dove portavano aperitivi e stuzzichini. Doveva aspettare il suo contatto. Aprì il giornale come convenuto, e un signore con gli occhiali e i capelli brizzolati le si avvicinò.
-         Chiedo scusa; sto cercando un'amica, e forse lei la conosce: si chiama Bix. Un bel nome vero? -
-         Fantastico, naturalmente: è il mio. Lei è Icarus? -
-         Senza ali e senza penne. - sorrise il signore. - ma ho qui le prove. -
Aprì un volumetto, e Beatrice sorrise.
-         Capisco perché non davi mai nessun'informazione, dottor ... com'è la tua targhetta? Anche con le lenti, resto cieca come una talpa. -
-         Dottor Icarus, se posso permettermi. Mia moglie è molto gelosa, e se vedesse ... se sapesse che accettavo la compagnia di una collega che sembra una diva del cinema ... devi scusarmi: la tua foto non ti rende giustizia. Dal vivo sei molto, molto, molto più chic, e ... raffinata. -
-         E' falsa la foto, e sono falsa anche questa sera. Mi vanto di essere una brava attrice, oltre che scrittrice, designer, insegnante, segretaria, commessa di profumeria. Scegli tu. -
-         Sei un'insegnante? -
-         Prepensionata. Sì, sono vecchia abbastanza da averlo ottenuto. -
-         A vederti, davvero ... non si direbbe -
Balbettò Icarus, con gli occhi sgranati dietro gli occhiali. "Povera me!" pensò Bix. " chi me l' ha fatto fare? "

Proprio allora giunse il loro Idolo, e l'assetto compatto di professori e studenti si mutò in una folla informe di fanatici che volevano un'occhiata, un cenno, una rivelazione. Studentelli ingenui davano del tu a professori anziani con tanto di cravattino nero, ragazze succinte si aggiravano per la folla chiedendo opinioni a destra e manca, i reporters televisivi spingevano tutti contro i muri, e l'Idolo avanzò, firmando copie che qualcuno gli porgeva. Beatrice osservò che, senza parere, era sorretto da due uomini; uno lo aiutava a scrivere, l'altro gli versava qualcosa nel bicchiere: brandy o medicine? Anfetamine. Coca. Ecco come sta in piedi una leggenda vivente di 96 anni. Beatrice provò un sottile senso di disgusto.
Poco per volta si avvicinarono a loro. Beatrice sarebbe rimasta nelle retrovie; ma il suo accompagnatore incalzava per le prime file.
Una nota urlatrice televisiva avanzò dritto verso di loro, con il suo codazzo di fotografi e cameraman. " Maledizione! Pensò Beatrice" le copertine!
Lo detestava; ma gli editori insistevano per la foto in retro copertina, foto che la ritraeva con trucco e acconciatura. L'oca ciarlante non aveva certo letto i suoi libri; ma probabilmente ricordava il viso. Infatti, esordì a sproposito, con la sua solita dose d'idiozie.

-         Ecco fra noi una nota appartenente del jet set; non c'è bisogno che la presenti: anche tu fra i fanatici del professore, cara? -
-         Sì, ma non faccio parte di nessun set: ho smesso di recitare a 15 anni, e il jet mi da la nausea. -
Rispose seccata Beatrice. Uno scroscio di risate seguì quella doveva essere un'incomparabile battuta, e la giornalista continuò, mentre Icarus, fingendo d'essere capitato lì per caso, cercava di farsi inquadrare dalla telecamera.
-         Su cara non farci penare: se potessi rivolgere una domanda al Professore, solo una, cosa gli chiederesti? -
-         Che calmanti prende? Ho dimenticato i miei a casa. -
Le risate si fecero più forti. Erano finte: venivano del retro di una telecamera.
-         Coraggio. Bix, una domanda seria ... avanti una sola ... -
La incitò sottovoce il suo accompagnatore.
-         Bene, una domanda. Professore, se fossi nata uomo, avrei potuto vivere una vita avventurosa come la sua, prima di dedicarmi alla letteratura? -
L'idolo la guardò: gli occhi erano spiritati dall'alcool. Alcool e coca, non c'era alcun dubbio. Si avvicino a colei che vedeva come un'ombra indistinta, e i suoi occhi misero a fuoco qualcosa.
-         Si lasci dire una cosa, ragazzina: le donne è bene che siano donne, e che stiano a casa a fare tanti bei figlioli per la gioia di noi vecchi. -
-          
Beatrice rimase allibita. Il corteo di telecamere si spostò, e lei approfittò del varco che si era creato.

-         Mi stia a sentire, dottor Brain: le donne non stanno più a casa a fare figli dal giorno del diritto al voto. O si è bevuto anche questo ricordo con il suo coktail? Pretendere le sue scuse è il minimo che dovrei chiedere. Ma non si affanni a cercarmi, non mi troverà mai. -

Beatrice s' infilò tra fans esterrefatti e giornalisti attoniti, che si ripresero subito: lo spettacolo doveva continuare.

Beatrice conosceva bene la Hall, e le porte nascoste. Scese per una scala secondaria, e trovò un buco dove c'era scritto "guardaroba". Era il retro, e alcuni impiegati stavano fumando una sigaretta, che si affrettarono subito a spegnere. Fumare era vietato, si rischiava il licenziamento. Per questo era eccitante. Ma cosa voleva da loro quella seccatrice in abito da Gran Gala?
-         Buonasera. - Si presentò la bella signora con estrema educazione. - Mi chiamo Beatrice Klimt. Vengo spesso qui, per congressi. A volte come relatore, a volte come invitata. Sono stata invitata anche questa sera: credevo fosse un congresso, invece mi sono sbagliata, è una manifestazione pubblicitaria, con troppa TV e troppa folla. Mi sento girare la testa ... c'è un posto dove si possa stare tranquilli? Non qui, ovviamente, non desidero arrecare disturbo. -
-         Prego, professoressa, si accomodi qui. - azzardò la guardarobiera, offrendole una poltrona. Che ospite di riguardo nel loro piccolo mondo sempre dietro le quinte.
-         Facevamo tante chiacchiere su questi signori in abiti da sera ... Prima non l' avevo nemmeno riconosciuta. Certo, un invito così ... chissà quanti n'avrà, una signora come lei....? -
-         Molti, forse troppi. - convenne lei. - Grazie per l'accoglienza.

-         Che cosa sta succedendo qui? - intervenne improvvisamente il maitre, un giovanotto in giacca bianca, con cravattino pure bianco. - Tu, fila in guardaroba. E voi, ai vostri posti. - Puntò dritto verso Beatrice, e i suoi modi mutarono d'improvviso. - Qualcosa non va, signora? E' stata molestata? Desidera che chiami un medico, la polizia? Posso offrirle una vettura dell'Hotel che la riaccompagni a casa? -
-         Vi ringrazio, mi serve solo un poco di riposo. Poi andrò a lavarmi il viso ... e mi basterà il taxi. Grazie per la sua cortesia. -
Rispose Beatrice, mentre pensava "potevi usarne un poco anche con i colleghi, bel furfante incravattatato!"

Sfortunatamente, il riposo durò poco.
-         Posso fumare una sigaretta? -
Chiese un giovanotto appena arrivato, giacca nera, e cravattino nero.
-         No, c'è una signora che sta male. - rispose subito un cameriere anziano, lasciato a presidiare il salottino.  - Venga, la conduco dove si può. -
-         No, non importa più. - Il bel giovane allungò una generosa mancia al cameriere, e si avvicinò a Beatrice. - Resto io con lei finchè lei non si riprende. Avete chiamato un medico? -
-         Non serve un medico! - s' irritò Beatrice. - Volete piantarla? E lei che ci fa qui? Ero venuta a cercare la compagnia di persone come me, non di lacchè in giacca nera. -
Lentamente, il giovanotto elegante si tolse giacca e farfallino.
-         Così va meglio Bix? Perché hai cercato quello stupido d'Icarus per farti accompagnare? Io sono Midi ... per la precisione Michelangelo Dilli. Con un nome come il mio, si deve trovare un soprannome per forza. -
-         Io non ne ho mai cercati. - Sospirò Beatrice. - Ma ho un nome lungo ... bene, benvenuto, amico di mail. L'idolo d'oro si è rivelato di carta straccia. E pensare che ho scritto saggi e saggi sui suoi scritti tanto profondi ... Pazienza.Ormai non capisce più niente, vaga come un fantasma. E ed io ... io ho capito, finalmente, vedendo quel fantasma camminare in mezzo a noi, che stavo viaggiando dalla parte sbagliata del treno. -
-         Dalla parte sbagliata? -
-         Se viaggi in treno, ci sono due posti: uno ti fa vedere il paesaggio nuovo, che si mostra diverso attimo dopo attimo, l'altro ti mostra solo ciò che ti lasci alle spalle. Io mi sono sempre seduta dalla parte sbagliata. E' ora di cambiare. -
-         E cosa vedi, finalmente, dalla parte giusta? -
-         Buio, Terrore, e Morte. Finora li ho fuggiti; ma so che arriveranno. E che sia. Il più presto possibile. -
-         Allora ... a cosa serve? -
-         Un giorno racconterai la mia storia: e scriverai "vedendo una mummia ambulante, Bix decise che era giunto il momento di affrontare la verità". Questo è il mio testamento. Ricordalo, se la tua carriera di giornalista te lo permetterà. -
-         Ma Bix, io non sono ....   -
-         Un giornalista? Non farmi scema. Ti ho riconosciuto sai, Signor "Misteri Nascosti." Ti avverto: domani stesso lascia il nostro forum di scienziati troppo dediti alla filosofia, o ti sbugiardo via mail, non solo alla nostra community, ma a tutte quelle che sono capace di raggiungere.
-         Bix, io ... -
-         Vattene sporca spia del governo. Maledetto ipocrita! Via da qui! -
Urlò Beatrice furibonda. Il giovane, così apertamente scoperto, dovette battere in ritirata

Beatrice rimase persa nel buio. Poco dopo rientrarono alla spicciolata, i camerieri. La ragazza del guardaroba fu la prima, ma chi parlò fu il cameriere dai capelli grigi.
-         Signora, io sono un vecchio ormai fuori da tante cose ... ma ... mi perdoni: ha chiamato il giornalista "spia del governo". Lo... lo crede davvero? -
-         Naturalmente! - rispose d'impulso Beatrice poi si guardò nervosamente intorno
-         Scusate, lo champagne deve avermi confusa ... a volte sì e a volte no. Dipende dall'umore della giornata. E stasera è ... "così è se vi pare". -
L'anziano signore conosceva la citazione, perché si fece pallido, e si sedette mormorando parole indistinte ... "ancora ... di nuovo" ... la ragazza del guardaroba si avvicinò.
-         Signora... Lei crede ... pensa che le telecamere di sicurezza messe nel guardaroba sentano anche quello che si dice? -
-         Puoi giurarci. Per la maggior parte del tempi è una noia: scontrino, cappotto, scontrino, pelliccia ... servono per trovare i ladri. Ma, se ti dovesse capitare di chiacchierare con il tuo fidanzato, non è quello il posto più appartato. -
Un brivido percorse la schiena dei presenti: vecchi racconti dei nonni sussurrati a bassa voce, libri comprati a peso d'oro con la scusa che erano oggetti pregiati ... e mai più rivisti. Nemmeno in pubblicità.
-         E all'ingresso? - Chiese il cameriere anziano.
-         Ci sono quattro telecamere che sorvegliano la porta che lei apre. Solo visi ... e tutte le mance che qualche signore gentilmente le porge. Tutto regolare. -
-         Lei non da mai mance.
-         No. Ci pensa la mia ditta: decidono per me. E io resto quieta. -
-         Ma ... qui dentro? -
-         Non vedo telecamere. Potrebbero essercene. Sempre per i ladri, ovviamente, o per chi cerca di entrare senza invito. Ma noi siamo qui tranquilli a parlare di fatti personali e privati ... nulla di male no? -
-         Nulla? Ma è terribile! - mormorò la guardarobiera. - Siamo quindi sorvegliati sempre? -
-         Quasi. - rispose Beatrice. - anche negli uffici dei miei editori ci sono telecamere ovunque. Ormai, è un'abitudine. Non ci badiamo neppure. Motivi di sicurezza, NATURALMENTE. -
Il silenzio seguì a quelle parole. La signora non aveva detto nulla di strano, eppure aveva spiegato ogni cosa. "Loro" ASCOLTAVANO. Tutto.

D'improvviso si udirono urla inconsulte giù per le scale, poi sempre più vicine ... tutti i camerieri fuggirono, tranne la guardarobiera, che abbracciò stretta Beatrice. Con uno schianto di porte sbattute entrò l'Idolo, il professor Brain, a malapena seguito da un uomo poco più giovane che continuava ad implorare "papà"!
-         Eccola. - Gridò Brain. E' la pazza delle scale. Che ci fa qui? Tiene il guardaroba.? -
-         Io sono il dottor Beatrice Klimt. - spiegò la giovane indignata. - Il guardaroba è il regno della mia amica. -
-         I suoi amici sono qui, tra cuochi e guardarobiere!?! - proruppe il professor Brain.
-         Cosi come chi vive dalla parte del giusta del finestrino, professore. -
-         Perché non è al convegno? - urlò Brain
-         Perché parla del passato. E non m'interessa più. Non ora, Non adesso che ho visto la morte farsi viva nei suoi occhi, professore. Io non sono nessuno: il poco tempo che ho davanti a me lo sperpererò, non sapendo che altro fare. Invece, lei, professore, lei potrebbe fare molto. Perché non guarda avanti, invece di continuare a rimestare il passato? -

Il grande professor Brain ebbe un attimo di lucido sconforto, e si accasciò su un divanetto, facendo cenno al figlio di allontanarsi.

-         Anch' io ho provato a sedermi dalla parte giusta del treno. - mormorò. - E non ne ho avuto che Terrore, Dolore, e Morte. Non posso fare altro che girarmi; ma tu ... così bella, così giovane, così ... spiritosa, intelligente ... dimmi cosa vedi, cosa ti mostra il futuro? -
-         Purtroppo non posso mentire. Angoscia, Dolore, e Morte. -
-         Perché? - Urlò il professore. - Perché chiunque sappia parlare al mio cuore non riesce a portare altro messaggio che questo? -
-         Perché è la verità, professore. - mormorò Beatrice. - Non la nostra ... non solo. Noi assisteremo a tutto questo e davanti ad una tale catastrofe gli occhi si rifiutano di vedere, e la mente di accettare.
-         Sarei preso per pazzo se iniziassi a parlare di una possibile, nuova ... -
-         Non ne parli. Questo lo sanno tutti. Non vede nulla, Oltre?
-         No. -
-         Io nemmeno. - mormorò Beatrice. - Pure, proverò a parlarne.... So che non servirà. Ci attende solo Vuoto, Dolore e Morte. Temo che lo vedrò ... non lo posso impedire. A meno di cessare anzitempo la mia inutile esistenza.-
-         No, non faccia questo! - gridò di nuovo il vecchio professore, prendendole la mano.
-         Quando lo vedrà, ragazza mia, non fugga. Non creda solo alla realtà: creda al suo cuore. Dolore e Morte ... poi la Rinascita. Trovi il coraggio di vivere. Se potessi, le chiederei di sposarmi ... ma ho un piede e mezzo e nella fossa, lo so bene ... i miei figli non avranno coraggio bastante a sposare la mia vera Erede; ma se posso cambierò il testamento. Ho dei nipoti ... più adatti a lei. Ora devo parlare ... ad una platea di gente che guarda dalla parte sbagliata. Per l'ultima o la penultima volta. Mi perdoni cara. -
Il vecchio professore le baciò la mano, come s'usava in altri tempi, e si congedò.
Beatrice attese che i battiti del cuore tornassero ad un ritmo normale, poi chiamò la sua nuova amica.
-         Mi accompagni alla toilette? -
Vomitò, tossi, andò in bagno, si lavò la faccia, si sciolse i capelli, e si rimise gli occhiali. Con la pelliccia indosso nessuno l' avrebbe riconosciuta. Terrore, Dolore e Morte.  ... un buon vecchio libro le avrebbe dissipate. Pensarci a che serviva? Nessuno poteva fermare il fiume in piena. Meglio godersi appieno gli ultimi istanti di una falsa e comoda esistenza. Perché resistere? "Addio professore" pensò Bix. " Vado anch'io a mettermi comoda in treno."

Un giovane giornalista dall'aria rampante prese il numero di targa, sicuro di potersi far dare dalla guardarobiera qualche informazione in più. Quella donna era bella e appetibile, ma soprattutto sapeva ... sapeva ciò che Brain aveva celato per anni nei suoi scritti. Era la sua Erede. Sapeva qualcosa che gli avrebbe fruttato più di uno scoop, più di una trasmissione ... una promozione forse. Inoltre, la professoressa Klimt aveva amici influenti, molto influenti.

Frattanto Beatrice procedeva tranquilla verso il taxi, con una sporta di carta al braccio, e gli occhi annebbiati. Povero professor Brain. Inutile professor Klimt. La verità era una, una soltanto.
                  Mai nessuna Cassandra ebbe Fortuna

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