Non ti salverai, se riimani troppo fuori dall'acqua

Non importa più neanche
se sarò io oppure tu
a dare la corda all'orologio,
se poi quel che rimane
sono solo pagine ingiallite
e miracoli imbottiti
che servono solo a far cassa.
Parole, parole, parole,
come rotoli che rimbalzano
contro un muro di panna acida.
No, nessuno ha detto
che debba per forza essere molle.

Trascinati a riva,
prendi un bel respiro
e poi ripulisciti dalle alghe.
Io rimango immerso ancora un pò,
a leggere tra i cocci della tua bottiglia,
e nel frattempo faccio il pesce,
mentre nessuno mi vede
mi sciacquo il naso e poi la bocca.
Fa pure il giro dell'isola,
ma non indugiare troppo, ritorna;
credimi, non ti salverai,
se rimani troppo fuori dall'acqua.
Ma tanto che t'importa,
quando io ero ancora al centro dell'abisso
tu eri già morta.

Giochiamo a chi resiste di più,
ma ti avverto, terrò gli occhi chiusi,
lo sai che mi fa impressione
il fondo quando il sole è troppo forte.
Perdiamoci in ridicoli discorsi,
facciamo a gara a chi rimane
a galla con una pietra sulla pancia,
non mi fai paura, è inutile
che mi mostri gli spigoli dei denti.
Potrei baciarteli a uno a uno,
oppure strapparteli via,
così, per ripicca.
E te lo voglio proprio dire,
sei ridicola quando provi
a fare la sirena,
hai i capelli troppo corti,
e poi non sai cantare.

Se sprofondo, intreccia
in silenzio una collana di perle,
accarezza le onde
prima che sia troppo tardi,
prova a disegnarmi nell'aria
con le mani umide di sale.
Ma non venirmi incontro,
dimentica in fretta il mio profilo;
ti prego, fallo con leggerezza,
come una donna che ride
e ha il fondo dei sogni ancora intatto.
Se ti va, pensa pure all'amore,
ma poi lasciami andare.

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