Riflessioni (2000)

Se al cucciolo d'uomo provi a chiedere "cosa farai da grande?"

lui rispondera': "faro' questo o quello" dicendoti il nome di una professione piu o meno bella.

Se al cucciolo d'uomo provi a chiedere "cosa SARAI da grande?"

lui di nuovo rispondera': "saro' questo o quello " identificando con la professione l'espressione "essere uomo".

Se ad un adulto di uomo provi a chiedere "cosa fai?"

lui rispondera' sempre con il nome della sua professione ,

e quando gli chiederai "cosa sei?"

se è ancora cucciolone rispondera' sempre con il nome della professione,

ma se invece le sue zanne hanno gia ucciso per procurarsi il cibo,

il suo passo ha esplorato i sentieri del mondo,

le sue unghie hanno gia' strappato le radici dalla terra,

il suo cuore ha gia sofferto e gioito

e poi ancora sofferto,

allora ti guardera' negli occhi e sorridendoti rispondera'

"me stesso".

Questo è l'unica risposta che puo' dare un uomo, potra' dirlo in tanti modi con diverse frasi, ma se l'essenza della sua risposta è "me stesso" allora hai di fronte un adulto in cammino sereno.

Esiste un'altra e allucinante possibilita' che poi si incontra ed è quella in cui l'adulto di uomo cambi il tempo del verbo alla risposta.

Questo succede quando alla domanda "chi sei?"

lui rispondera' "..avrei potuto essere questo se avessi...e poi se... e poi ancora se..."

 spontanea sorge un'altra domanda:

"e perchè non l'hai fatto?"

e allora tra mille risposte farfugliate, tra mille scuse adottate, tra mille colpevoli trovati, ti sara' chiaro e limpido il suo schiacciante silenzio di impotenza di fronte alla tua domanda.

Forse tutto questo non succederebbe se la gente se ne stesse a casa a farsi i cazzi suoi invece di andare in giro a fare domande,

ma se cosi fosse, come potremmo accorgerci che prima o poi ci verranno poste quelle domande in modo finale, senza appello, senza necessita' di risposta?

 

sandro benassi 

 

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