L'ISOLA DELLE SIRENE

L'ISOLA DELLE SIRENE



L'autobus, che da Roma ci ha portato fino al porto di Napoli, ? stato puntuale e confortevole


Per una volta tanto niente auto, niente traffico sulle autostrade, niente stress da guida.

Scarichiamo le valigie e ci dirigiamo verso il molo Beverello, dove avremmo preso l'aliscafo per le isole Eolie. La nostra meta era Vulcano, l'isola pi? lontana, ma quella pi? vicina alle coste siciliane.

Mia moglie ed io, avremmo trascorso due settimane in un luogo diverso dai soliti frequentati d'estate, quali la Sardegna e la costiera Sorrentina. Era la prima volta, tra l'altro, che toccavamo il suolo siciliano, sia pure quello delle Eolie.


Il viaggio in aliscafo non ? stato lungo. Arriviamo in vista dell'arcipelago in circa quattro ore. Non avevamo considerato, per?, che Vulcano, essendo l'ultima tappa, avrebbe comportato altre due ore, a causa dei tempi d'attracco ed ormeggio alle isole di Stromboli, Panarea, Salina e Lipari.


Arriviamo che ? quasi il tramonto, accolti da un'aria particolarmente calda, ma da una natura che fiammeggiava agli ultimi raggi del sole. Non poteva che essere cos?, visto che stavamo con i piedi sopra un vulcano!

Vicino al porticciolo c'? uno specchio d'acqua che bolle, per le fumarole che dal vulcano scendono fin sotto la superficie del mare. Pochi metri dietro, sulla terra, c'? una grossa pozza d'acqua fangosa, calda anch'essa, dove numerose persone, nonostante l'ora vespertina, vi si crogiolano ancora dentro, ricoprendosi tutto il corpo di fango, come i dannati del girone dantesco dei golosi, senza i diavoli, per?.


Giungiamo in albergo e dopo le formalit? di rito, raggiungiamo la nostra stanza, confortevole e fresca grazie all'aria condizionata. Il tempo di cambiarci e, data l'ora, andiamo al ristorante che, con nostra gradita sorpresa, affaccia sulla spiaggia: di fronte il mare e, sulla destra, la vicina isola di Lipari.


Facciamo subito onore alla buona cucina siciliana, che il ristorante dell'albergo ci propone in gran variet?, per una formula di pensione, e di qualit? eccellente, a partire dagli antipasti, che possiamo scegliere senza limiti ed ai primi ed ai secondi, la cui scelta ?, anch'essa,molteplice.


Dopo cena facciamo un primo giro dell'abitato di Vulcano.

Percorriamo piccole vie, delimitate da basse e linde case bianche, attraversiamo una piazzetta circolare che ? il cuore di Vulcano e imbocchiamo la via dello "struscio", dove ci sono bar, ristoranti e negozi d'abbigliamento, d'artigianato e d'accessori per il mare, fino ad arrivare ad un altro lato del porticciolo.

Vulcano paese ? gi? finito. Nel giro di mezz'ora, l'hai, in sostanza, visitato tutto!


Prendiamo un caff? e ripercorriamo a ritroso il cammino per tornare in albergo.

Prima di andare in camera, andiamo sulla spiaggia dell'albergo, a calpestare a piedi nudi l'ancor tiepida sabbia scura e ad ammirare il cielo stellato, che ci offre, complice la totale oscurit?, un brulichio immenso di stelle, uno spettacolo ormai, negato a noi distratti ed indaffarati abitanti delle citt?.

Rivolgiamo uno sguardo alle luci di Lipari ed al contorno dell'isola che si staglia appena, dal blu scuro del cielo.

Facciamo degli ampi respiri dell'aria balsamica proveniente dal mare. L'acqua, in questa calda sera estiva, ? tanto calma, da non avvertire nemmeno lo sciabordio delle onde e, poi... a letto.

Da domani avremmo gustato in pieno questa vacanza, il cui anticipo promette molto bene.


Il sonno, lontano dagli affanni consueti e dalle ambasce della quotidianit? fredda e metodica del lavoro, ci accoglie subito fra le sue braccia.

-----------------------------------


La prima settimana trascorre nella pi? assoluta tranquillit?, alternando la spiaggia e la piscina dell'albergo alla visita delle altre isole, utilizzando i vaporetti che sono i mezzi di comunicazione usati dagli eoliani, per spostarsi da un'isola all'altra. Una volta giunti su un'isola, tranne Stromboli e le isole di Alicudi e Filicudi che non hanno vie percorribili se non dai muli, affittiamo una Vespa 50 e con essa la percorriamo tutta, fin dov'? possibile. Ci fermiamo a fare il bagno dove ci pare e per questo, c'? solo l'imbarazzo della scelta.

Sono tutte isole incantevoli, con una storia affascinante e millenaria, che hanno visto solcare i loro mari, dai legni di tutte le civilt? antiche del mediterraneo. Se potessero parlare, quante storie avvincenti e straordinarie si conoscerebbero.


Un giorno della seconda settimana, siamo andati a Saline, abbiamo affittato la solita vespetta e mentre giriamo per l'isola, adocchiamo una spiaggia solitaria, con molti sassi e scogli e con la vegetazione quasi a ridosso del bagnasciuga. Ci fermiamo. Scendiamo pochi metri. Cerchiamo un posto per stendere gli asciugamani e ci sediamo di fronte al mare, lasciandoci candidamente carezzare dalla calda brezza marina che ci trasportava l'odore del mare, versandocelo sul viso.


Non siamo soli, per?, non ci eravamo accorti che poco pi? in l?, quasi nascosto da un grosso scoglio, c'era un uomo, piuttosto anziano a prima vista, che armato di una canna da pesca, era nell'attesa, come tutti i pescatori, che un pesce abboccasse.


Per curiosit? e per muovermi un po', mi avvicino a lui, ma senza l'intenzione di disturbarlo e tanto meno di fermarmi a parlare.

Quando gli sono dietro, lui si volta e mi fissa.

Io lo saluto con il "Buongiorno!" pi? cordiale del mio repertorio e faccio l'atto di proseguire.


"Dove vai?" Mi sento dire in uno stretto dialetto.

Per cortesia gli rispondo

"Passeggio sulla spiaggia, voglio arrivare fin dove finisce"

"No! Non si pu?!"

"Non si pu?? Perch??"

Rispondo con evidente ironia, pensando che l'uomo - la cui stima dell'et?, ora che gli sono di fronte, ? di, almeno, ottanta anni circa - non fosse pienamente in possesso di tutte le sue facolt? mentali. Da una borsa, che avr? circa la sua stessa et?, vedo sporgere il collo di una bottiglia, sicuramente di vino.

"Ecco". Mi dico

"Non solo l'et?, ma ? pure gi? alticcio"

Lo risaluto e continuo la mia passeggiata.

"Non si pu? andare di l?... ? pericoloso...ci sono le Sirene"

"Le Sirene?" Ripeto ad alta voce

"Si, si, le Sirene...quelle cantano, suonano, t'imbambolano e poi t'ammazzano nel mare...ti fanno affogare".


"E' strano e forse, pure un po' ubriaco, ma...non sembra pericoloso Quasi, quasi, lo faccio parlare e chiss? che non ne esca fuori una bella storia, di quelle antiche, magari, che si tramanda fin dall'epoca dei Greci. In Sicilia tutto ? possibile!"


"Allora, ci sono le sirene? E...come sono? Tu le hai mai viste".


"Certo che ci sono e l'ho pure viste, mica sono scemo!"


"No, non volevo dire questo. Ma... come sono? Perch? non mi racconti quello che hai visto? Dev'essere stata un'esperienza bella, o no? Se tu l'hai viste e sei qui, non ti hanno ammazzato".


"C'? mancato poco, per?!"

"Davvero? E allora raccontami, dai..."


Il vecchio, lusingato da questo mio interesse, che forse nessuno pi? gli mostra da anni, considerandolo fuori di testa, inizia il suo racconto, che cerco di riassumere cos? come l'ho compreso. Impresa non facile, per via del dialetto e la poca lucidit? dell'uomo, che si chiama Giuseppe.


Quando egli aveva circa vent'anni, nelle rare pause che gli concedeva il suo lavoro di pescatore sulla barca del padre, a causa del tempo inclemente o per santificare alcune domeniche o per qualche festa patronale, aveva l'abitudine di rifugiarsi in riva al mare, in posti da lui scoperti nelle sue scorribande infantili, insieme a pochi coetanei isolani.

Egli si recava da solo in queste piccole cale e si sedeva sulla riva a guardar il mare, a respirarlo, tessendo un muto colloquio con esso.


E' riuscito a farmi capire che, a Saline, per questa sua abitudine era preso in giro, persino dai suoi vecchi amici, che non lo seguivano pi?.


Lui se ne infischiava e continuava nelle sue visite solitarie al suo amico mare. Mentre lo guardava con una fissit? estatica, gli ritornavano in mente tutte le storie che gli avevano raccontato da piccolo. Storie mitiche e fantastiche, che avevano le radici profonde nelle culture millenarie, che avevano lasciato la loro impronta nella terra di Sicilia.

In particolare era rimasto affascinato dai racconti sulle Sirene, quei mitologici soggetti, quasi sempre dalle fattezze femminili, che a posto delle gambe avevano una propaggine a forma di pesce, con tanto di pinne caudali. Le storie antiche non erano molto tenere con questi esseri ibridi, ai quali erano imputati molti misfatti, primo fra i quali (come pure celebrato da Omero nell'Odissea), quello di circuire e sedurre i marinai in genere, con i loro canti, con le loro movenze lascive, con i loro ammiccamenti tentatori e con i loro richiami a cui nessuno sembrava potesse resistere, salvo tapparsi le orecchie o farsi legare, come chiese ed ottenne Ulisse dai suoi amici, per scoprirne i magici arcani poteri.


Questi racconti ed il potere persuasivo ed ipnotizzante di queste leggendarie creature, erano diventati, per Giuseppe, un'ossessione.

Nella sua mente debole, si era radicata la convinzione che le Sirene esistessero ancora e che, prima o poi, le avrebbe viste e ci avrebbe parlato.

Era convinto che quando le avrebbe incontrate, lui sarebbe stato immune dall'incantesimo e che non avrebbe corso il pericolo di perdersi nel mare per raggiungerle o di fare naufragio, quando era in barca a pescare da solo.


Il tempo, in quella splendida isola, non gli mancava di certo e la sua grande contiguit? con il mare, alla fine, gli avrebbe offerto l'occasione, tante volte desiderata e sognata, nella quale dimostrare che le Sirene non erano cattive, ma solo diverse e che avrebbe potuto, addirittura, allacciare un rapporto d'amicizia con esse. In fondo erano pur sempre delle femmine, o quasi, e lui era un bel ragazzo.


Quel giorno arriv?, quando nemmeno lui ci sperava pi?.


Stava in una piccola cala simile a quella dove ci troviamo ora, ma molto pi? distante e molto difficile da raggiungere perch? bisogna percorrere un impervio e pericoloso sentiero.


Questa cala per?, a dir suo, era ed ? la pi? bella dell'isola e forse dell'intero arcipelago.

C'era da credergli, perch?, con la sua attivit? di pescatore, le Eolie non hanno alcun segreto per lui.


Era un giorno d'estate inoltrata, forse di fine agosto o dei primi di settembre. Il mare, a causa del libeccio, non consentiva alle piccole barche, come la sua, di prendere il largo. Ecco un'altra di quelle occasioni per affacciarsi sul "suo" mare. Raggiunge quella splendida caletta che, tra l'altro, affaccia verso est e non risente del respiro potente dell'ostro, consentendo al mare che la bagna di mostrarsi pi? calmo, sottocosta.


Si siede tranquillamente sul "suo" scoglio e rimane per un po' in contemplazione, poi decide, sia per il caldo ancora sensibile, sia per vincere la noia che queste solitudini forzose, comunque comportavano, di spogliarsi e di nuotare in quelle profonde acque blu.

Si tuffa in mare nudo e comincia a nuotare, gustando il piacere di sentirsi scivolare sul corpo la tiepida acqua del mare. Nuota fino a giungere alla punta sinistra della spiaggia, oltre la quale non si vede pi? la costa. Appena vi giunge, piega verso la riva e si ferma su di uno scoglio a pelo d'acqua, la cui sommit? ? appena bagnata dal flusso eterno delle onde. Si accomoda e si mette a fissare la superficie del mare, in ogni direzione, com'era solito fare, ormai d'abitudine, per vedere se le Sirene si manifestavano.

E' piacevolmente cullato dallo sciabordio delle onde sul suo giovane corpo e, Sirene o no, si sente felicemente appagato da quell'intimo contatto con il "suo" mare. E' come se stesse copulando con le sue acque e non era infrequente che queste piacevoli sensazioni, gli facessero liberare il suo seme nel mare, quasi a voler stabilire un intimo rapporto con esso, fino a "possederlo". Quel giorno, ? uno di quelli in cui egli ama il mare anche fisicamente. Quando, dopo l'orgasmo, riapre gli occhi, si accorge di strani movimenti sulla superficie del mare, a poche diecine di metri da lui. Da esperto pescatore, pensa ad un piccolo branco di ricciole, che sono solite venire a pasturare sotto riva, negli anfratti delle scogliere. L'affiorare di due grandi e sconosciute pinne caudali, che imprimevano la spinta ai pesci, gli fa scartare l'ipotesi delle ricciole e gli stimola una gran curiosit? di scoprire quali pesci fossero, con una coda simile, mai vista. E' tentato di avvicinarsi a nuoto, ma sia per il timore di spaventarli e farli scappare, sia perch? potevano essere pericolosi, data la loro dimensione, stimata intorno al metro e mezzo, vi rinuncia. Lui, tra l'altro, non aveva alcun mezzo di difesa, nemmeno un coltello.

Nel frattempo, i grandi pesci, continuavano ad avvicinarsi agli scogli situati quasi di fronte a lui, a non pi? di dieci metri, quando, d'improvviso, con un guizzo degno di un delfino i due "pesci" affiorano dall'acqua e si posano su degli scogli simili al suo lasciando solo la coda dentro l'acqua..


Giuseppe, non fa in tempo a realizzare ed a capire cosa sta vedendo, come se dopo tanti anni d'attesa, ora che dinnanzi a s? ci sono due Sirene, si rifiuta di accettare una realt? impossibile, per la quale aveva quasi perso le speranze che si avverasse.

E' talmente confuso, emozionato e stordito, che pensa di assistere ad un'allucinazione indottagli dall'orgasmo.

Mentre ? preda di questo stato confusionale, le due Sirene, lo guardano e sorridono, scambiandosi sguardi divertiti e ammiccanti, per la reazione di Giuseppe al loro apparire.

Questa situazione irreale, che si ? creata, viene interrotta da una di esse, dal bel viso ovale di un candore indefinito, come il resto del corpo...fino alla pinna, incorniciato da lunghi capelli, castano chiaro, intrisi d'acqua e con due grandi ed invitanti occhi azzurro mare, che gli parla, chiamandolo per nome:

"Giuseppe, siamo qui! Dopo tanti anni in cui hai sperato e creduto d'incontrarci, ora non sei nemmeno capace di credere a ci? che vedi? Io mi chiamo Alga e lei ? Corallo. E' tanto tempo che ti seguiamo e che ti osserviamo, senza che tu ci potessi vedere. Oggi ci siamo manifestate a te, perch? abbiamo ritenuto che ormai sia giunta l'ora di premiare la tua costanza, la tua fede in noi ed il tuo amore che manifesti verso il mare, come hai fatto poco fa"

Giuseppe a quell'affermazione diventa rosso per la vergogna e si ricorda d'essere nudo e cerca di coprirsi, come meglio pu?, con le mani.

Le Sirene sorridono del suo imbarazzo.

"Giuseppe, non devi vergognarti, siamo nude anche noi!"

Altri sorrisetti risuonano nella placida caletta, che, ormai, sembra appartenere ad un altro mondo e ad un'altra realt?.

Giuseppe, ripresosi un poco, risponde:

"S? ma voi siete nude solo a met?, non per intero come me!"

"Noi siamo sirene, met? donne, met? pesce e questa ? la nostra nudit?, intera come la tua, di cui non ci vergogniamo, quindi, anche tu non provare vergogna". Alga riprende il discorso, prima interrotto:

"Ti stavo dicendo che vogliamo premiare questo tuo atteggiamento nei nostri confronti e la tua profonda convinzione che noi non siamo cos? cattive come le leggende ci definiscono, dichiarandoti il nostro amore per te e abbiamo deciso, se sei d'accordo, di portarti a vivere con noi. Anche se siamo degli esseri ibridi, siamo pur sempre delle femmine che hanno bisogno dei maschi per continuare la specie. Tutte le leggende sul nostro conto, nascono proprio da questa nostra esigenza e gli uomini da noi incontrati sul mare, abbiamo sempre cercato di ammaliarli con i nostri poteri, solo per questo motivo. Una volta convinti a fare questa scelta, essi non possono pi? tornare sulla terra ferma. Da qui, originano tutte le storie sulle morti provocate dalle nostre arti magiche per confondere e far perire i marinai". Segue una pausa densa d'emozione.

Alga prosegue:

"Se accetterai, vivrai con noi nelle profondit? del mare, al quale noi adatteremo il tuo corpo, che avr? anch'esso una coda ed una pinna come le nostre. Potrai essere libero di percorrere in lungo e largo il mare, potrai anche toccare terra, se lo vorrai, ma sempre senza farti vedere dai suoi abitanti".

"Se decidi di fare questo grande passo, non devi fare altro che venire qua da noi, prendere la mia mano e non lasciarla per nessun motivo, finch? non te lo dir? io. Non dovrai aver paura d'affogare, anche se all'inizio avrai questa sensazione, nulla ti succeder? finch? sarai unito a me. Se lasci la mia mano, rischierai di morire. Abbi fiducia, come ne hai avuta in tutti questi anni e per te si aprir? un futuro, senza fatiche, senza preoccupazioni, senza dolori e diventerai immortale".


Giuseppe, non era sicuro di aver capito bene tutto e timidamente chiede:

"Posso pensarci un po', poi ci rincontriamo e ve lo faccio sapere?"


Alga, mostrando un'espressione del volto pi? decisa, rispose:

"No Giuseppe! Queste sono occasioni che si presentano una volta sola e...non a tutti. Devi decidere subito. Ora o mai pi?!"


Giuseppe ? combattuto e confuso, in preda ad uno sconvolgimento come mai nella sua vita.

Le due Sirene erano bellissime e convincenti.

La prospettiva di non lavorare pi?, di fare quello che gli pare e di vivere in eterno, contornato dalle Sirene e chiss? da cos'altro, lo seduceva molto e finisce con l'accettare.


"Si, si, sono d'accordo, vengo con voi, ? una vita che vi aspetto e non voglio perdervi".

Alga, con voce melliflua e suadente:

"Hai fatto la scelta giusta Giuseppe, raggiungici e dammi la mano che inizia la tua nuova ed eterna vita!"

"Eccomi, eccomi, come sono felice!"


Con poche bracciate, raggiunge Alga e le prende la mano gi? tesa verso di lui. Appena la stringe si sente pervadere da un'energia che si propaga per tutto il corpo, infondendogli un profondo senso di benessere.

"Ecco, gi? mi sento meglio, che piacevoli sensazioni!"

Corallo, intanto, si ? gi? immersa e li precede di alcuni metri. Alga fa altrettanto, trascinando Giuseppe.

L'immersione ? graduale e lenta. Nuotano mano nella mano, ma era Alga che lo trascina, essendo la sua azione pi? potente di quella di Giuseppe.

Quando giungono a circa cinque metri di profondit?, Giuseppe avverte i primi sintomi di carenza d'ossigeno e con l'altra mano tocca Alga, come per farle capire che forse era il momento d'iniziare quella trasformazione del suo corpo che gli avrebbe permesso di vivere sott'acqua.

Come Alga sente il suo contatto, gira la testa verso Giuseppe e...il suo volto si stava trasformando in maniera mostruosa, gli sorride, mostrandogli una dentatura simile a quella di un pescecane.

Giuseppe con tutto il vigore della sua et? e grazie al fisico allenato all'acqua e alle apnee, d? uno strattone tale alla mano di Alga, da riuscire a divincolarsi, nonostante la stretta sia possente.

Riguadagna la superficie, trae un gran respiro ed inizia a nuotare con quanta forza ha in corpo per raggiungere la riva, che, fortunatamente, ? ancora vicina.

Il rumore delle sue vigorose bracciate, si confonde con quello della pinna di Alga, che lo sta inseguendo per riprenderlo.

Il cuore di Giuseppe ? allo spasimo, il rumore di Alga ? sempre pi? vicino. Mancano poche bracciate che copre con la forza della disperazione, fino a saltare fuori dell'acqua con un balzo, appena si rende conto di toccare. In quell'attimo avverte un dolore lancinante al piede destro, ma continua, incurante, a correre sui sassi fino a giungere alla macchia che delimita la cala.

Solo a quel punto stramazza per terra ansimando e terrorizzato. Si volge verso il mare, giusto in tempo per vedere che l'essere manifestatosi come Alga, si ? trasformato in un mosto marino, che si dibatte nell'acqua, in preda ad una furia indescrivibile, facendola schiumare tutt'intorno.


"Mio Dio, Mio Dio, che cosa orribile. Era tutto vero, allora, quello che si raccontava sulle Sirene..."


A quel punto, si accorge che il dolore che aveva provato all'uscita dal mare ? dovuto ad un morso della "creatura", che lo aveva raggiunto e che gli aveva tranciato di netto l'alluce del piede destro e parte di altre due dita.


Giuseppe inizia a piangere ad urlare e ad imprecare, forse pi? per la delusione del suo sogno adolescenziale, che per il dolore della ferita.


Voglio essere sincero, quando Giuseppe termina il suo racconto, io resto molto affascinato dalla fantasia e dai particolari di esso, ritenendolo solo frutto della sua immaginazione. Sono anche stupito, dialetto a parte, dal modo come me lo ha raccontato, ma, ovviamente, non gli ho dato alcun credito. A furia di sentir parlare di Sirene e di tutte le storie che narrano di esse, sono convinto che Giuseppe abbia, nella sua mente, inconsciamente, elaborato una storia che ? la sintesi di tante storie e dicerie, fino a credere effettivamente d'averla vissuta.

Mente debole o no, per?, devo riconoscergli di aver costruito una bella e fantasiosa storia.

Lo saluto calorosamente e lo ringrazio per avermi raccontato "quello che gli era accaduto da giovane".

"Grazie, grazie. Ora, per?, vado via anch'io. Si ? fatto tardi, vado a mangiare da una cara ragazza che si occupa di me, che sono vecchio e solo".

"Ah, bene! Buon pranzo e...arrivederci".

"Si, si...arrivederci..."

Mi risponde con un tono di voce, come se dicesse...tanto non ci rivedremo pi?!


Ritira la canna da pesca, si alza dallo scoglio sul quale ? seduto con le gambe dentro l'acqua ed i pantaloni arrotolati fino al ginocchio e si dirige verso le sue cose che aveva appoggiato sulla spiaggia, qualche passo indietro.

Si siede su un altro scoglio, prende un piccolo asciugamano per asciugarsi le gambe ed i piedi, poi prende le scarpe per infilarsele.

E' solo in quel momento, in cui infila i piedi nelle scarpe, che mi accorgo che il piede destro ? privo dell'alluce e delle due dita vicine.


Dopo aver calzato le scarpe mi fa un cenno di saluto con la mano e mostra un sorriso compiaciuto, quasi volesse farmi comprendere che io avevo visto la "prova" di quanto raccontato.


Ho avuto solo la forza di alzare appena il braccio...













Altre opere di questo autore