A TE CHE M'ASPETTI

Eppure tu mi aspetti.

Aspetti che i miei passi, a volte stanchi , oltrepassino la soglia e li avverti.

Chi c'è? Mi chiedi.

E sai che son io perchè senza vedermi percepisci la mia presenza

e il tuo cuore,  allarmato d' incontrollata emozione, 

è già rasserenato, mentre io m'affaccio sull'uscio della stanza.

Così, tu, come piccola curiosa bambina,

aspetti il mio quotidiano ritorno e fingi la sorpresa

come per un regalo più volte ricevuto, che già conosci,

ma che gioisci nel riscoprire ogni giorno.

Come mela acerba, tu, acerba donna, già forse aspettavi,

nei tuoi sogni giovanili,

il mio arrivo e lo tenevi lì, nascosto,

dove non sta la ragione ma solo il desiderio inconscio.

Acerba eri tu, di corpo e di sentimento,

come riccio racchiuso dentro il suo ispido guscio,

per non svelare al mondo il tuo desiderio d'innamoramento 

che, timorosa, non lasciavi oltrepassasse del tuo cuore l'uscio.

Temerario è stato il gesto della mia mano quando,

sfiorando i tuoi aculei, ha cercato di accarezzare il tuo cuore

per sentirne il palpitante calore..

così come il mio sguardo sognante allorchè, perso fra le calabre stelle,

ha fissato i tuoi occhi, timorosamente sfuggenti,

per fonderli coi miei.

Da allora tu mi aspetti, sempre, ogni giorno, ansiosamente,

come regalo già ricevuto ma che riscopri ogni volta, gioiosamente,

nel sobbalzare incontrollato del tuo cuore...

ancora appassionato per la sorpresa che le stelle calabre,

seppur lontane,

splendono ancora vicine....

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