UNA FRASE PER RIFLETTERE

L'amore è l'origine, la causa e lo scopo di tutto quanto è grande, nobile e bello. Il volgo crede, secondo la mitologia, che la bellezza sia la madre dell'amore, invece è l'amore che crea la bellezza, è l'amore che dà espressione allo sguardo, grazia al corpo, fascino allo spirito, vibrazione alla voce; l'amore è il sole che fa sbocciare i fiori dell'anima; l'amore produce le nobili ambizioni, l'amore produce il genio.

Il contadino

Claudio51
Ero un bambino di circa sei sete anni a cavallo tra gli anni 1.950 // 1.960. Col nonno Pietro stavo togliendo
le erbacce tra le piante nel campino di Borghetto, nei pressi della località Nespolo a Pistoia. Fra le tante cose
che mi raccontò quel giorno mi è rimasta in mente questa storiella.
Un contadino tornava dal duro lavoro nei campi
col suo asino e il suo barroccio
ed era alquanto stanco, ma
con tanta allegria che esternava
fischiettando e cantando stornellate.
Arrivato alla sua fattoria
non sapeva come fare per scaricare il carro,
per l' appunto dal viale sterrato,
in quell' istante passò un uomo di mezza età
che giustamente e per buona educazione
dette la buona sera, c'era più calore allora
tra la gente che viveva dignitosamente
con quel poco di niente che possedeva,
ma erano tutti più felici.
Il contadino altrettanto garbatamente ricambiò
l' augurio della buona sera, poi ebbe un' idea.
Disse al passante: Brav' uomo me lo fareste un favore?...
L' uomo rispose che se era nelle sue possibilità
non ci sarebbero stati problemi.
Il contadino proseguì allora: Stacca lo staffil pendolo,
poscia darotti l' obolo. Che voleva dire: Stacca
il cavallo dal barroccio, poi ti ricompenserò con denari.
L' uomo lo guardò titubante, dopodichè rispose:
Intanto buona donna la tua mamma, poi
mi informerò cosa vuol dire, darotti l' obolo.
E sempre per ridere mentre il campino si ripuliva dalle erbacce,
ridendo e in allegria diceva: Acqua in corpo male fecit,
vino ramea domine,
Era un bel vivere, ed io tutto contento
con la falcina in mano mi davo da fare,
per far veder che ci sapevo fare.
Il nonno mi diceva di non prendere la piccola falce
essendo io un po' troppo piccolo, ed io gli rispondevo:
La falcina no... E intanto la prendevo per tagliare l' erba,
col nonno che doveva avere mille occhi
per tenermi appunto d' occhio
in modo che non mi facessi del male.
Ricordo l' olezzo di mimosa
in quella giornata mite e gioiosa,
ce n' erano tante ai bordi dei campino
a profumar l' aria ed i sogni di me bambino.
Con le rondini svolazzanti in cielo e indaffarate
a costruir il nido sotto le grondaie delle case.
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GENERE: poesia
SCAFFALE:
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