UNA FRASE PER RIFLETTERE

Disse Socrate: meno sono i nostri bisogni, più assomigliamo agli dei. Per te ho scelto di rimanere mortale.

DAL BALCONE DI VIA GUZZARDI

Vincenzo Costa
DAL BALCONE DI VIA GUZZARDI. Tetti disordinati di case arruffate, colorati da diseguali tegole ingiallite dal sole. Panni variopinti stesi al vento, su ondeggianti corde, precarie vie di parole tra un balcone e l’altro. Cielo di un indistinto azzurro, dove uno stormo di rondini/ che non sono mai tornate perch? non sono mai partite/ disegna giocose volute con acrobazie mutevoli, tracciate dal vento. Strada calda, assordante e nera, su cui infinite impronte di destini si perdono nella pece sciolta dell’asfalto/ molle confine tra la terra e il cielo/ che tutto ingloba e divora. Poi, come d’incanto, il Tempo si ferma in un Tempo sospeso Tra il giorno e la notte, e quando l’ultimo raggio di sole abbandona i suoi riverberi alle tenui ombre della sera, un vento leggero di brezza viene da quel mare che bagna da sempre laviche rocce, antiche testimoni di arcaici miti. Cos? il soffio leggero del vespero Inonda di profumata dolcezza i miei sensi quietati e imprime, lievemente, un nuovo ritmo ai battiti del mio cuore. E, in quell’ora, quando mille lucciole illuminano la notte del cielo, i miei occhi si chiudono lentamente e io mi abbandono all’armonia del caos.
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GENERE: poesia
SCAFFALE: Altro
Opere pubblicate da questo autore: 129
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