UNA FRASE PER RIFLETTERE

Il più terribile dei mali, cioè la morte, non è niente per noi, dal momento che, quando noi ci siamo, la morte non c'è, e quando essa inesorabilmente arriva, noi non siamo più.

 




Assolato cogliere questo ronzio di instancabili invisibili cicale
dagli scuri d'una fronda ch'agguanta il lungo sfilare sbalugina
di un raggio sicario nella rotta d'uno sguardo ai suoi averi.
Son lunghi i campi quanto questo mare preda d'orizzonte terrigno
sua invocazione a fermarsi sponda in un pizzico di sabbia e sale.
Imperscrutabile può abbandonarti alla sua cascata il riposare.
Strani sentieri le onde a rincorrersi e sfumare coi balconi fioriti
in esilio là dove il sole vuole corteggiare e alza le braccia di paura.
Poi la mano sulla spalla è liberazione una matta che a corolla giochi
se non hai più carte da calare dentro il confine complice e baro.
Solo o mai più con la visiera calata la fidata forse una guida.
All'uscita.
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GENERE: poesia
SCAFFALE: Altro
Opere pubblicate da questo autore: 469
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