UNA FRASE PER RIFLETTERE

La satira è una sorta di specchio dove chi guarda scopre la faccia di tutti tranne la propria.

Notte di febbraio

Paolo Faccenda

Notte di febbraio

 

Invernale notte di stanchezza leggi negli occhi rossi della gente

Sera frettolosa volge a notte dove tutto s’acquieta d’ empatia

E risonanza muta ma nel pensiero che si magnetizza , le stelle c’erano vivide e lucenti

In alto lassù nel cielo che sfolgora di città in città gelida e fredda.

 

Lady luna non ho visto nemmeno se essa c’era forse vestita di quel suo dark side

Forse nascosta e oscura mostrava la sua metà quando nulla di essa si vedeva

Con quel suo pudore, dall’altra parte si volgeva, presente e assente forse

Lo spazio dilungato restava contrito ma nei pensieri si dilatava il suo silenzio.

Da ore tutto è muto e rispetto delle ore che con levità si sentono

Trascorrere a distanza solo un pendolo da sopra che volge loro un suono dolce appena.

Lo spazio è interiore e leviga alti e bassi mitiga nel sonno che avvolgerà

Anche stremati  , i pensieri hanno svolto tutti i loro processi e procedimenti

Non vi sono allarmi in giro, richiusi nelle abitazioni riscaldate, volgono

Ora alla notte pura spaziale, ritornata pura, ogni conflitto si arresta, la notte è quieta

E gira lenta ma veloce silenziosa ruota del sonno , immaginario di spazio aperto

I cori della gente e i rammenti loro sono e si fanno dolci e solatii e interiori. la visione

D’ogni cosa è compressa, compresa nella notte dello spazio proprio mentale, si riposa.

 

Domani è giovedì grasso, e la festa delle mascherine piccole di gioia

Ci aspetta,  nel giorno bello che la sera, poi la notte, riporterà ancora a galla

E ripercuote. spaziale tornerà e di allegorie e di risa e di occhi stanchi ancora

E rossi dell’inverno faticoso e dei lavori e dei padri e madri e dei bambini

Che si divertiranno nel gioco delle maschere e colori carnevali dei bambini colorati

La festa sarà domani per loro una gioia, poi la sera e notte manderà nuovo

il suo sorriso di responso,

Ora che già livella ogni fatica, ed è così pacata e silenziosa, induce a quel desiderato

Giusto di avere svolto il dovere di ogni giorno, di aver partecipato, e la fatica si leggeva

Quando ognuno comprensivamente , dava e diceva accomodante quello che poteva,

Non vedo e non mi curo ora della luna , non so se pende se si mostra o se è oscura

penso a domani e forse domani guarderò nell’ alto ancora e guarderò bene se c'era ,

mi colpirà il freddo vivido e lucente delle ore e delle stelle, ma gli occhi della gente

sono arrossati

di fatica e di lavoro a sera e a notte posano e riposano e io nel fondo dei miei,  rossi

come i loro.

Chissà domani sera e notte , lo spazio come spero , gaio e ridente , quieto e appagato

più ridente e gaio sarà allora.

Già ci si alzerà tra le poche ore, fredda lucente, ancora nella notte smarrita di nuovo

nascosta e come sperduta , un dolce afflato di silenzio, inverno decoroso tra la più

comune  gente. che mi ritrovo ad osservare misurando spazi e con loro ridere e

scherzare delle idee le più innocenti  e quando anche gli occhi rossi e pieni di

stanchezza , a notte volgeranno tepidi e silenti,

li sentirò di nuovo muoversi dietro a quella pagina di ogni giorno viva e ancora luce più

radente .

Il mio sonno ora sarà quieto, tranquillo, ne più ne meno come il loro.

 

The dark side of the moon.

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GENERE: poesia
SCAFFALE: Altro
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