UNA FRASE PER RIFLETTERE

Fra i rumori della folla ce ne stiamo noi due, felici di essere insieme, parlando poco, forse nemmeno una parola.

Praga Budapest 2004

Roberto Ballabio
PRAGA E BUDAPEST 2004 Tre per tre al cubo fa ventisette tanti eravamo in questo viaggio a Praga e a Budapest tutte dirette di queste citt? all'arrembaggio. Due Citt? che anch'io ho visitato dal guinzaglio della moglie, trascinato. Alla Male-Pensa ci siamo imbarcati tappa intermedia, di due ore la sosta cambio dell'aereo a Budapest e atterrati dopo un' altra ora, Praga era nostra. Vera la guida che ci ha ricevuto e al Park Hotel, in dieci pi? un minuto. Gi? la prima sera, come marine audaci Alcuni di noi, al centro in avanscoperta. Il 12 e il 17 le linee del tram, capaci che schizzano veloci a velocit? incerta. Quando l'indomani anch'io ci son salito contro due respingenti ci son finito. Se c'era del latte sarebbe schizzato a una sbandata, tanto violento l'urto ? stato. Era sodo e duro e non siliconato ma io ho fatto la figura dell'imbranato. Mi ha sorriso la Ceka che aveva visto l'inesperienza di quel gruppo di turisti misto. Sono arrossito per aver fatto il " Torro " pronunciato dalla Vera, da tutti sentito come del resto le barzellette di Zorro con le quali una signora ci ha divertito. Dal palo in frasca, Praga, di mucche era piena pi? di trecento, dipinte, da artisti in vena. Di tutti i colori, Pop, pezzate a specchietti di rosa, di blu, di verde e perfino con le stelle. Latte non ne danno n? a litri n? a etti. verranno messe all'asta, pi? care le pi? belle finiranno nei parchi, per la gioia dei bambini e tutti in beneficenza il ricavato di soldini. Vi ho parlato di mucche, ma Praga ? un incanto il fiume: la Moldava, la taglia nel mezzo il ponte Carlo della citt? gran vanto. Dominata dal Castello che ? l? da un pezzo, Venceslao, Mala-Strana e l'astronomico orologio. Gremita la piazza, all'apparire degli Apostoli, l'elogio. Coloro che hanno visto, sapranno ricordare anche il livello della piena di due anni or sono. Per gli altri un invito a doverla visitare. Dopo tanto camminare, il relax al suono di una fisarmonica nella gita in battello sul fiume placido, momento gran bello. Una cena di lusso al Crow Hotel, in giardino con il sommelier che spillava da due fiasche il vino con magia ti riempiva ogni volta il bicchiere: uno zampillo e stop, era un bel vedere. Il tutto accompagnato dal suono di violini applausi agli artisti e ai due ballerini. Ci hanno anche insegnato della Ciarda, i passi Una coppia volonterosa, da allievi a assi. Io ho preso il microfono per Prevert e cose mie poi, brava una signora a raccontar...porcherie. Le ha messe l? con arte, meglio di Zeling, come bonsai si sono affacciati i giapponesi a sentire:" Banzai !" Tre giorni intensi e di marted?, Praga lasciata per Budapest, seconda meta del nostro viaggio. Una valigia ? mancata, ha fatto la maleducata ma alla proprietaria ? tornato il coraggio perch? ha riavuto in mano il contenuto intatto. Questo sino ad ora, l'unico disguido in atto. Giulia, mezza Barbie, la guida per Pest e per Buda bella, gli intenditori l' hanno immaginata nuda. Ai complimenti, Lei spiritosa, ha ben reagito dicendo che s? da tutta, ma a suo marito. A parole si ? detta a completa disposizione ma solo per darci ogni turistica informazione. Di Mille anni, dell'Ungheria, la storia ci ha fatto da quelle sette trib?, che qui insediate alla gente Magiara hanno dato atto anche se da Turchi e germanici occupate sino a quando i Russi a casa loro son tornati e ora a breve, nell' Euro saranno inglobati. Dopo la sosta nella piazza pi? storica via di corsa e per un pelo ricevuti in Parlamento. L'imponente complesso da spesa faraonica ci ha lasciato senza fiato, pi? di un momento. Da centodue anni, appena costruito ma di uno sfarzo d'oro, veramente inaudito. A Budapest ti accorgi che la citt? abbisogna di una ripulita, restauri, una rinfrescata ma la gente per dar corpo a ci? che sogna fa anche tre lavori, nell'arco della giornata. La vita costa come da noi, un p? meno gli alimentari eppure vedi un gran decoro, pur con bassi salari. All' Hotel Hungaria, la prima cena anche qui, violini tzigani a strappar applauso quando hanno intonato bene, con giusta vena le canzoni italiane nel cuor in uso. Una signora ? diventata rossa per la serenata che richiesta dal marito, le hanno dedicata. Mercoled? mattina, verso la Pusza col pulman in gita una bella lezione di lingua e di cultura. una spolverata di storia del comunismo condita da capire che sotto ogni regime, la vita ? dura. E' stata brava la Prof. Giulia-Barbie, non Giulietta che ha imparato l'italiano in Algeria in fretta. Cento kilometri d'autostrada a Kecskemet, l'arrivo sosta idraulica, per un caff?. ( e una strana frittella ) anche se meno buono, io non mi privo. Gli ultimi passi su una strada di arenella e lo sbarco, accolti da un simil buttero a cavallo un bicchiere di Palinka, con pane e cipolla l'avvallo. Tre uomini e una donna, hanno fatto evoluzioni in nero-azzurro, non Inter-perdenti, con la frusta in mano che schioccava colpi come sparati da munizioni e i cavalli addestrati a sdraiarsi e nascondersi dietro un palo. Ricordi di quando inseguiti nella Puska dalla Polizia rientravano nei ranghi dopo qualche razzia. Il sito era bello, verde d'erba, come un Agriturismo ci hanno servito un Goulasc-supple di tradizione. Un amico ( ? ) si ? presa tutta la carne con cinismo meno male che ho chiesto il bis, per non perdere l'occasione. Sontuoso il secondo: una coscia di una grande oca, ciascuno con gli occhi ne avrei mangiato pi? di uno. Mi piangeva il cuore lasciare tanta bont? nel piatto ma son passati i tempi che dopo tre, ricominciavo. Con carrozze e tiro a quattro conclusa di fatto la giornata campestre che non mi aspettavo. Ho provato anche per la prima volta, a pelo cavalcare mai in vita mia ho avuto una giumenta da montare. Concordato con la Barbie, un fuori programma per la sera cena anticipata, ma dopo del mezzogiorno l'abbuffata in tutti i piatti, tanto d'avanzo c'era. Esco per una sigaretta: Budapest era tutta bagnata un bel temporale, lampi e tuoni e di conseguenza tutte le donne a cambiarsi che di coperture senza. Giove Pluvio, ci ? per? stato clemente come saliti sul pulman, l'acqua di colpo cess? cos? il panorama dalla "Citadella" ci rester? in mente una visione da presepe, che sempre ricorder?. Il monte ha un nome: S.Gerardo, che era italiano e frate storia di Mille anni fa, prima ancora delle Crociate. Questo San Gerardo, Gellert in ungherese era stato mandato dal Papa ad aiutare il Re Stefano di fede cristiana, ma le richieste di santit? pretese davano fastidio a qualche mussulmano. Lo misero in una botte di chiodi piena gettandolo dal monte in una cascata in piena. Sia Buda che Pest, hanno i palazzi sul Danubio illuminati e noi sul battello abbiam fatto un'andata e ritorno frizzantina era l'aria, di Mozart i valzer suonati noi tutti, mai stanchi di guardarci attorno. Scorre placido il fiume nelle due sponde arginate son pi? di cent'anni, che le piene, mai esondate. Chiaramente il freddo ora ? meno di una volta quando da Ottobre a Marzo il fiume ghiacciava. Allora, in carrozza la gente nobile e colta sul ghiaccio, il fiume attraversava. Qualche volta la crosta si rompeva qualcuno ci lasciava la vecchia Eva. In un'appendice di lezione, la Giulia ha spiegato come in ungherese, l' italiano ? chiamato: "Olaszorszag " bel azzeccagarbugli incasinato ma prende piede " Digo" per essere italiano indicato. Retaggio della guerra del 18 quando il soldato nostro affamato " Gho fame DIGO, dame del pan amigo" diceva, sfiancato. Cos? da allora ha preso piede quel "Digo" veneto antico per l'ungherese, l'italiano era poco nemico. Un'altra cosa, detta dalla nostra guida platinata: la lingua ungherese a nessun altra ? imparentata. Le sue origini, pervenute dal lontano oriente non hanno con il tedesco-slavo, a che far, per niente. Gioved? 10 Giugno, in allarme la mattina nessuno aveva visto una del gruppo in giro non era suonata la sveglia, un'ora prima. Lei in camera non c'era e col vento che tira tutti in apprensione che l'avevano deportata. "Polizia, Polizia, Polizia" Invece subito ritrovata. Per il suo regale incedere, l'hanno accompagnata a far colazione, nel salone dei Vip Reali. Per niente e di nulla Lei si era preoccupata non poteva esser volata via, non per il peso, ma senza ali. Ha risparmiato il marito un bel riscatto la mia l'avrei lasciata l?, salvarla? Fossi matto. Tutti sul pulman alle nove, sempre di precisione spaccata ma manca la guida Giulia ! Il peggior dei mali. Solo dopo un quarto d'ora, arriva tutta trafelata ha detto: " Colpa di incidente !" per me s'era addormentata. La bellezza fa perdonare tante cose e Lei l'abbiamo scusata, ma senza rose. Meta, la cittadina di Sant'Andrea, dai Serbi abitata lungo il Danubio, zona per i magiari, di villeggiatura. Bancarelle e negozi presi da noi, d'assalto di volata io mi son fatto di marzapane una pallina dura. C'erano fiori, frutti e organi genitali, tutti da mangiare statue di Regine e udite....., un pene da leccare. Ho avuto vergogna a scattare una fotografia anche perch? sono all'antica e quel genere a m? non piace. Ci ho lasciato il cuore a due statuine di cristallo, sulla via Sancho P. e Don Chisciotte, ma a 350 Euro la cassa tace. Una delle doti di mia moglie ? anche quella non sempre mi svena anche per una cosa pur bella. Proseguendo siam giunti a Visegrad, Danubio ansa grande nella salita ai ruderi del Castello, l'autista ci ha fatto fessi saltando la sosta panoramica, prendendoci per il glande e s? che era segnalata a terra con bianchi gessi. Al mormorio di disappunto e alla richiesta nostra un giro bis, per quel bel panorama che la sosta mostra. Pranzo al ristorante Fitnay, zeppo di turisti che se ne sono andati dopo la nostra entrata. Il ritardo ci ha giovato, anche se dai camerieri mal visti nel secondo piatto, carne di manzo e la solita patata. Il Danubio punta a Sud, fa una "curva" a gomito, all'italiana da non confondere con la ungherese, che vuol dir "puttana". Il musicista suonava solo per noi, valzer e tanghi varie coppie hanno fatto quattro salti e passi breve relax e subito rientrati nei ranghi io non ballo, farei ridere i sassi. Sulla via del ritorno sosta-foto, per di cicogna un nido forse l'unica dell'Ungheria, alla casualit? non mi fido Ultimo alt, dopo il traffico in centro dell'ora di punta alla chiesa di Santo Stefano, il Re, non quello martirizzato. Questo nell'anno mille fu eletto dalle trib?, Capo della Giunta e da Lui con l'aiuto di S. Gerardo, il popolo cristianizzato. Nella Basilica si venera la sua mano destra amputata giunta sino a noi perch? era stata dagli atei trafugata. Particolare la storia di questa chiesa alla costruzione durata 50 anni e due volte, a met? volta, il crollo totale. Anche il terzo architetto incaricato era pronto alla defezione temendo che, il non c'? due senza tre, gli fosse fatale. Nell'ultima arringa, aveva in mano di pietra un pezzo gli si sbriciol? tra le dita e cap? l'inadeguatezza del mezzo. Anche se quella pietra la usavano da anni a iosa a far case e palazzi, cave in casa, poco costava per il peso della volta, non era la stessa cosa, cos? ricominci? da capo con pietra da un'altra cava Risparmiarono sul marmo, usato con parsimonia e cura anzich? colonne e massello, solo una " impelizadura". Una rarit?, il Re Santo, sull'altar maggiore autorizzato con dispensa papale, al posto del Signore. Bella la storia che Re Stefano, in punto di morte sogn? la Madonna e le offr? la corona in sorte. E' cos? che pur con traversie, esister? sempre l'Ungheria perch? ha come Regina e protettrice, la Vergine Maria. Serata di gala al Borkatakomba, una antica cantina con tavoli alloggiati in una antica botte piena di turisti da Brescia e dalla Cina e poi in albergo per l'ultima notte. A...dimenticavo che un amico sul palco invitato non ? cascato nel tranello che l'avrebbe ubriacato. Ultima mattina, del Palazzo Reale non restiamo senza tutti a seguir la Giulia-Barbie, detta gran bella lenza. La visita ? solo per l'imponenza esterna nulla si ? salvato dell'arredo e mobilia interna. anche da questo balcone, immaginifico il panorama e ( disse: Oh Dio ! ) 39 pulman di turisti, per la fama. C'? un monumento che ? una Soap Opera: ambiente la caccia, cani e di cervi gran corna. Il bel Mattia che le donne a letto adopera la figlia del guardiacaccia che plebea torna dopo aver sognato Corte e principesche mise fu abbandonata e per amor deluso, si uccise. La chiesa Mattia,. Perch? Santo non l'hanno fatto ultima visita del nostro tour cul-turale. Qui le nozze della Sissi e dell'incoronazione l'atto dove poi ha lasciato l'abito della verginit? sponsale. Ne hanno fatto stole e vesti cardinalizie tralascio dettagli di peccaminose malizie. Con la folla da stadio, c'era una delegazione di Cinesi in visita e bandiere rosse sul pennone. Scesi dal monte, un salto al centenario mercato: salumi, pollami, pat? e vestiti, ma nulla ho comperato. La Giulia, al Ristorante Carpatia ci ha abbandonato sventolando la busta e ognuno ci ha baciato. Pulman, aeroporto, l'imbarco, un p? appesantiti solo i portafogli, di Euro erano stati alleggeriti. Malpensa, Bovisio Masciago, della chiesa in piazza qui finisce la storia del Roberto, un p? cazza. Dal primo all'ultimo, il saluto agli amici e aggregati l'arrivederci e il rientro a casa, del viaggio appagati. Roberto Giugno 2004
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GENERE: poesia
SCAFFALE: Altro
Opere pubblicate da questo autore: 2
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