UNA FRASE PER RIFLETTERE

L'attesa del piacere è essa stessa piacere.

Vediamo se indovini

Salvatore Ferranti

La luna non mi aiuta stasera,

magari pensa che tu sia troppo distante

e ingrandisce la notte

senza fare troppa luce;

un oceano di silenzio

che non conosce i limiti

imposti dall'acqua

quando non scorre.

Perché la lama è sottile

e non ha fasce, un gesto sublime

tra il lirico e l'atroce,

a volte è indicibile il dolore

che s'incrocia nello spazio tra due occhi.

Tu mi scrivi e poi ti fermi,

come fossi io a regolare

il ritmo dei tuoi sospiri.

Dammi un segnale,

non dirmi mai che può bastare.

 

Aspetto, senza un barlume

di mare dentro la stanza;

un quadro, due mensole,

un televisore che è sempre spento.

Tu t'inventi una scusa,

mi dici che è ora di alzare

il volume dei pensieri,

fare rumore per dimostrarci

che esistiamo,

che non possiamo fare senza.

Io sono lento, ti chiedo solo

di riposarti sotto un albero sbilenco,

perchè rincorrermi non è mai servito

che ad accelerare il colore

che mi rende simile ad uno che ha perso.

Distenditi e rilassa i tendini del collo,

non chiudere la porta, aspettami,

apri le mani se ne hai bisogno.

 

Sono debole, se non riesco

a misurare la traiettoria cinica

di certi sentimenti, e arranco

lungo la salita che mi separa

da ciò che tu pretendi di essere,

delicatezza e roccia insieme,

abbraccio più lucido dello smeraldo.

Trasparenza che si fa ombra

quando ci prendiamo per mano

e inganniamo il tempo

dondolando come vecchi

salici piangenti.

Avrei voluto imparare

a fare un pezzo rock,

perdonami, sono bravo

solo ad improvvisar canzoni

che poi non ti so cantare.

Balbetto il ritornello

per osservare meglio le tue labbra confuse,

mi diverto a pasticciare

le prime note che ti vengono in mente.

Mi vorresti dire di non andare via,

ma poi una folata ci trascina altrove,

dove non c'è più tempo

nemmeno per respirare.

Amami, oppure trova il modo,

inventa una scatola che mi dia pace.

 

E non dire che non importa

quel che pensa la gente,

che domani potresti essere

già sogno di porcellana,

immobile e liscia,

aver dimenticato insieme ad un nome

i gesti che hai solo intravisto,

il senso delle mie parole.

Le stelle non mi vogliono ascoltare,

se ne stanno mute,

sembrano persino meno brillanti.

Non immaginano neanche

il motivo di tanto clamore.

E mentre tu raccogli ipotesi

e ti riempi le mani di sabbia umida,

io colleziono idee

che diventeranno onde,

aspetto solo che il nuovo sole

faccia sentire la sua voce.

Lancio monete in aria

e poi le riprendo,

chissà da che parte

starai guardando adesso.

Chissà se poi è vero che mi pensi.

Testa o croce,

vediamo se indovini.

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GENERE: poesia
SCAFFALE: Altro
Opere pubblicate da questo autore: 60
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