UNA FRASE PER RIFLETTERE

Armoniosi accenti - dal tuo labbro volavano, e dagli occhi ridenti - traluceano di Venere i disdegni e le paci - la speme, il pianto e i baci.

Matilde

woquini
- Sei sveglio? - Mmmh? - Ti ho chiesto se sei sveglio. Lui si raccolse ancora di pi? dalla sua parte. - Non mi ascolti? - Voglio dormire! Il tono era tra il supplichevole ed il perentorio. - Ho bisogno di parlarti. Oggi ? successa una cosa? - Quale cosa? ? Si era arreso. Quando alla sua compagna accadeva qualcosa di particolare, lei sentiva subito il bisogno di condividerla con chi le stava accanto. Fin qui niente di male, il problema era che lo faceva a qualsiasi ora, notte inclusa. Sospir? mettendosi supino con gli occhi rivolti, nel buio, verso il soffitto. - Oggi ? venuta Matilde a trovarmi. Era in uno stato, poverina?! - Quale stato? Lei agit? le gambe sotto le coperte, urtandolo. Lui fece finta di niente. Era la reazione a qualcosa che l?aveva turbata. - I suoi si stanno separando? - Allora? E da un pezzo che ? uscita con questa storia che, a parer mio, ? solo un?assurdit?, una sua fissazione, poi non sono pi? dei ragazzini, e nemmeno lei, del resto. La smettesse una buona volta di tenerli sotto controllo come degli adolescenti alle prime uscite. - S?, ma? - Uffa! Mi svegli la notte per un problema del genere! - ?c?? dell?altro. ? Prosegu? lei con un tono misterioso. - Altro? - Pare che suo padre abbia una relazione con un?altra donna, molto pi? giovane di lui e che sua madre faccia altrettanto con un ragazzo conosciuto in palestra. Lui si fece pi? attento, la cosa cominciava ad incuriosirlo. Matilde era una bella ragazza, molto corteggiata dai suoi coetanei, ma talmente apprensiva verso i suoi che ne spiava tutte le mosse cercando d?indovinare in anticipo le loro esigenze. I due genitori erano tutto fuorch? decrepiti; attivissimi, sportivi, pieni d?interessi, tanto che sua madre era scambiata per la sorella maggiore. - E?dov?? il problema? Lei s?agit? ancora di pi? sotto le coperte, turbata dall?indifferenza della domanda, poi replic? stizzita. - Come?! Una nostra cara amica ha un problema, e tu, tu, come se niente fosse, sai solo rispondere: ?dov?? il problema?? La discussione stava prendendo la piega sempre paventata, cos?, sospirando, accese la luce mettendosi a sedere sul letto. Il sonno se n?era ormai andato. - Senti un po?. Dei problemi di Matilde con i suoi, me ne importa un fico. E? chiaro sono dispiaciuto, ma renditi conto che lei ha quasi venticinque anni, una vita propria e, sono arciconvinto, che i suoi non vedevano l?ora di togliersela di torno, cercando di spaziare altrove. Esser sempre controllati dalla propria figlia come due persone incapaci di gestirsi, non ? una bella cosa. - Che c?entra questo con il suo problema? - Andiamo! Il fatto che ambedue abbiano una relazione che, forse, li porter? a separarsi, non significa che a lei mancher? il loro affetto, e poi ? gi? indipendente. - Allora non capisci. - Cosa dovrei capire? - Matilde sta male! - Ed io che c?entro? - Prova a parlarle, a te ha sempre dato ascolto. - Parlarle? Per dirle cosa? - Quello che hai detto a me. - Ma non le hai gi? parlato tu? - Io l?ho solo consolata, e lei ha bisogno di un consiglio. - Ho capito. Il lavoro ?sporco? lo lasci sempre a me. Uffa! Sbuffando s?infil? di nuovo sotto le coperte. Irritato per il sonno ormai andato spense la luce con stizza. La sent? agitarsi per un po?, ma non le chiese niente, limitandosi a rimanere immobile, finch? lei non si alz?, prese il cuscino e scese in salotto. Sapeva che il mattino dopo l?avrebbe trovata addormentata sul divano, mezza anchilosata per la posizione scomoda ed irritata per non aver avuto soddisfazione. - Al diavolo Matilde ed i suoi problemi! Inutilmente cerc? di riprendere sonno, cos? al mattino, quando scese per la colazione se la trov? di fronte, irritata quanto lui e pronta al battibecco. La vita in comune gli aveva affinato il senso, o meglio, l?istinto di difesa e, prima che lei aprisse bocca disse: - Organizza una cena per questa sera con Matilde, poi vedremo. Fecero colazione in silenzio, poi uscirono, ognuno diretto alle proprie occupazioni. Rientrando alla sera, trov? la tavola apparecchiata per cinque persone. - Chi sono gli altri ospiti? ? chiese. Lei evit? di guardarlo fingendo d?essere affaccendata. - Allora? ? insist? lui. - Verranno anche i genitori di Matilde. Ha tanto insistito che fossero presenti - ..azz..! ? Si morse la lingua per non imprecare ? Bella la tua idea, e vorresti anche che, di fronte a loro, io affrontassi un problema del genere? Per me sei matta! Anzi siete matte, tu e lei! Con suo padre io ho un buon rapporto, ma non voglio mettermi in urto ficcando il naso in problemi che non mi?, anzi, ?ci? riguardano! - D?i! ? la voce di lei si era fatta suadente ? Se vedr? tensione, ti far? un cenno per non affrontare l?argomento. D?altra parte ? stata Matilde ad insistere che fossero presente. Non potevo rifiutare. Al solito, capitol?. Arrivarono tutti e tre puntuali. Matilde fingeva rilassatezza ed allegria, ma una ruga in mezzo alle sopracciglia denotava che stava facendo uno sforzo notevole. Quelli che non fingevano erano i due genitori. Allegri, ridanciani, ogni tanto si scambiavano un?occhiata complice con delle risatine smorzate. Il padre di Matilde ?pilot?? la moglie in sala da pranzo cingendole la vita. Lui not? che la stringeva con fare possessivo, La moglie, non fu da meno e, passandogli la mano dietro la schiena, gli dette un pizzicotto sul sedere. Esauriti i convenevoli e accomodati gli ospiti, lui si trov? per un attimo solo con la sua compagna. - Saranno anche in procinto di separarsi, ma l?atteggiamento dimostra tutt?altra cosa. - Fingono, per salvare le apparenze. - Come lo sai? - Una donna certe cose le sa d?istinto, e poi ? stata Matilde a dirmelo. - Ah! Allora se ? stata lei? - Che vuoi dire? - Niente. Avvertiva che c?era qualcosa di poco chiaro. Delle capacit? d?analisi di Matilde si fidava poco. Concentrata com?era sul benessere dei suoi pens? che, per una coppia che per tutta la vita non era mai stata ferma un attimo, quelle attenzioni dovessero essere asfissianti. La cena prosegu? in allegria. Matilde finse interesse per ogni argomento su cui discussero poi, sia lei che la madre insistettero per sparecchiare e preparare il caff?. Lui con una scusa invit? il padre nel suo studiolo per mostrargli, disse, un nuovo programma che aveva installato sul suo PC. Appena soli, mentre l?altro iniziava a curiosare sul monitor, si schiar? la gola. Non sapeva come iniziare. - Senti?- esord? ? Da quanto tempo ci conosciamo? L?altro non avvert? la domanda e, senza distogliere lo sguardo dal monitor disse: - Eh?da un bel po?. Conoscevo tuo padre prima che se ne scappasse chiss? dove. Alz? lo sguardo da monitor e, fissandolo con imbarazzo disse: - Scusa, non volevo?Volevi dirmi qualcosa? Lui fece un gesto come per dire ?non importa?, poi, schiarendosi la gola disse: - E? vero che tu e tua moglie vi state separando? Lo disse di getto, poi trattenne il fiato come se s?aspettasse una rispostaccia, o comunque, un rimprovero. L?altro lo guard? fisso, un po? stupito, poi, si mise seduto, facendo cenno che anche lui facesse altrettanto e, tra il serio ed il faceto chiese: - Chi ti ha dato la notizia? - Matilde ? preoccupata, sta male, si tormenta e s?accusa d?aver mancato di qualcosa verso di voi. Lo disse tutto d?un fiato. Voleva aggiungere altro, ma vide che l?uomo si stava portando una mano sulla bocca, trattenendo a stento una risata. Fu un attimo poi, assunse un?espressione grave e disse: - Quello che ti dir? dovr? rimanere tra noi e queste mura. Niente deve trapelare. Nemmeno la tua compagna dovr? esserne a conoscenza, altrimenti qui finisce la nostra amicizia. L?ultima parola fu detta con una tale gravit? e decisione che, per un attimo, si sent? turbato. In ogni modo, promise. - Matilde ? una brava ragazza, ma cos? apprensiva che ci preoccupa. Pensa: ha quasi venticinque anni e nemmeno un compagno, un fidanzato, un?.qualsiasi cosa con cui condividere la propria vita, le proprie aspirazioni. Insomma ? sola a fare da balia a me e mia moglie che di balie non sappiamo che farcene. Ci controlla come due ragazzini e c?? di pi?? L?uomo si ferm? un attimo poi, chinandosi verso di lui aggiunse sottovoce: - Cavolo! Io e mia moglie non abbiamo pi? un attimo d?intimit?. Abbiamo sempre il timore di vedercela piombare in camera a darci il bacio della buonanotte e chiederci se abbiamo ancora bisogno di qualcosa. Un inferno ti dico, un inferno! Lui annu?. Effettivamente Matilde era un?apprensiva cronica ed una salutista incallita. Con analisi mediche, e quant?altro, teneva la salute ed il benessere dei suoi costantemente sotto controllo. - Se ? cos?, perch? non vi siete spiegati? ? l?interruppe. - Ci abbiamo provato, e tante volte. Niente da fare. Apparentemente sembra d?accordo, ma dopo una settimana ritorna quella di prima. Un inferno, ti dico! - E la storia della separazione? - E? stato tutto studiato a tavolino con altre quattro coppie, pi? o meno nella nostra situazione, e con i ragazzi della palestra che frequentiamo. - In che modo? - Chiese, cominciando per? a capire. - Quando lo scorso anno facemmo una gita in Francia, e qui tralascio tutte le raccomandazioni che ci dette al momento della partenza con annessi e connessi, incontrammo le quattro coppie di cui ti ho detto. Guarda caso anche loro frequentavano la nostra palestra, sia pure in orari diversi, cos? facemmo amicizia. In Francia, nei pressi di Mulhouse, venimmo a sapere dell?esistenza di una societ? che garantiva la ?scomparsa? delle persone , offrendo destinazioni fuori mano e facendole partire senza lasciare traccia. La cosa c?intrig? tutti, cos? al rientro in Italia c?incontrammo in gran segreto per mettere a punto il piano. Figli e parenti dovevano rimanere all?oscuro. Ti giuro che mi sto divertendo alla grande! Sembriamo tutti dei cospiratori. - E la separazione cosa c?entra? - C?entra?c?entra. - Come. - Se a Matilde avessi detto che io e sua madre avremmo fatto un viaggio, lei non mi avrebbe dato pace finch? non fosse venuta a conoscenza dell?itinerario. E? peggio della CIA a fare gli interrogatori! Cos?, complici alcuni istruttori della palestra e della ragazza di uno di loro, abbiamo inscenato la storia della relazione extraconiugale. Devo aggiungere che si sono dimostrati veramente disponibili e tanto cari. Hanno capito al volo il problema di tutti noi ed hanno fatto a gara nel darci una mano. - La societ? francese come entra nella storia? - Non entra affatto. E? stato solo uno spunto. - Perch? tenere Matilde sulle spine? Mi sembra un gioco crudele, lei non merita questo, e poi vi pu? sempre contattare separatamente. L?uomo rimase un attimo pensieroso, poi aggiunse: - Lo so che potrebbe sembrare crudele, ma solo in apparenza. Vedi, Matilde ? una brava figliola ma deve capire che io e mia moglie abbiamo la nostra vita, le nostre esigenze che non sono n? debbono essere anche le sue. Questa, chiamiamola cos?, terapia d?urto, ? la nostra ultima ed estrema soluzione per farle capire qualcosa, altrimenti lei, a cinquant?anni, sar? ancora qui ad accudirci, e questo n? io n? mia moglie lo vogliamo. Quanto a contattarci, sar? abbastanza difficile. - Perch?? L?uomo sorrise sornione. - Per due motivi. Il primo ? che, per non destare sospetti, partiremo a distanza di quattro giorni l?uno dall?altra; cos? faranno anche gli altri. Ci riuniremo tutti a Madrid e, da l?, verso la destinazione finale. Il gruppo partir? separato; in aeroporto ognuno di noi avr? accanto il proprio o la propria ?amante?, ma sar? solo per buttare fumo negli occhi ai figli che ci accompagneranno. A Madrid ci riuniremo e partiremo tutti insieme. Il secondo motivo ? che dove andremo le comunicazioni saranno quasi impossibili a meno di non disporre di un telefono satellitare. - Per dove? E poi Matilde, partendo voi scaglionati , vi pu? sempre contattare. - Sar? difficile. - Perch?? - Matilde ? metodica, ma non riesce a concepire che uno di noi se ne vada lasciando solo l?altro in balia di s? stesso. Si sentir? in dovere di stare accanto a chi resta, cos?, dopo che io sar? fuggito con la mia ?amante?, Matilde rester? accanto a sua madre, finch? anche lei, dopo quattro giorni prender? il volo con il suo. Una volta insieme a Madrid, ci saranno solo quattro ore dalla partenza insieme e dubito che ci contatti? - Perch?? - Te l?ho detto prima: lei ? abituata a vederci sempre insieme, e contattando l?uno, sapeva anche dell?altra. In questo modo sar? un po? disorientata, ma prima di riuscire a capacitarsi, noi saremo gi? fuori della sua portata. - Ripeto. Quella che state prendendo, ? una soluzione crudele, crudele e perversa. L?uomo l?afferr? per un braccio e, tirandolo a s?, con voce strozzata, rispose: - Credi forse che non abbiamo pensato anche a questo? Credi che questa specie d?inganno che facciamo a nostra figlia, l?unica figlia, ci renda particolarmente felici? Di l? dal fatto che ? una ?rompi? eccezionale, lo so anch?io che non merita questo. Lo facciamo per noi, ? vero, ma anche per lei. - Per lei? - Certo, per lei. Quando avrete figli e la nostra et?, capirete che prima escono dal ?nido? e meglio ?: per loro e per voi. Nel nostro caso, se lei non si decide, allora decidiamo noi. - Sembra quasi che abbiate fretta di cacciarla da casa. - E? solo apparenza. Certe ?terapie d?urto?, a volte non sono ben comprese ma, credimi, quello che io e mia moglie vogliamo ? che Matilde riesca a farsi una vita propria. Quando dico ?propria?, non intendo che viva da sola in un appartamento tutto suo. Verr? anche quel momento; quello che vogliamo ? che abbia altri interessi, non solo quello di controllare la nostra esistenza. - E? sempre crudele. L?altro non rispose. Guardandolo negli occhi s?accorse che non doveva essere stata una scelta facile. - ?e, dove andrete? - Patagonia. Un?escursione di circa un mese nella Patagonia cilena e, forse, in quella argentina, poi quando torneremo, con la calma necessaria ed a piccole dosi, le spiegheremo tutto. E? una ragazza intelligente e sono sicuro che capir?. Almeno lo speriamo ardentemente tutti e due. Mi raccomando a te per quanto ti ho detto. - Nessun problema. Stai tranquillo. L?uomo tacque un attimo, poi chiese: - E? stata Matilde a chiederti di parlarmi? - Veramente avrei dovuto parlare solo con Matilde, poi ha mandato a dire che dovevo parlare anche, e prima, con te. Comunque ho capito. Il problema adesso ? un altro. - Quale? - Eh?eh? parlare a Matilde. L?uomo s?alz? per ritornare in sala da pranzo dove le donne stavano servendo il caff?. - Gi?, - disse ? e non t?invidio affatto. Il resto della serata prosegu? tranquillamente. Lui evit? d?incrociare gli sguardi di Matilde e della sua compagna che, a pi? riprese, gli lanciavano occhiate interrogative. Sul tardi i genitori di Matilde presero commiato; lei disse che si sarebbe trattenuta ancora un po? , dopo che le fu assicurato che uno di loro avrebbe provveduto a riaccompagnarla a casa. Stava rientrando in casa che le due donne lo circondarono e, con aria interrogativa ed all?unisono, chiesero: - Allora!!?? Fu preso da un attimo di panico. Pensava di parlarne con la sua compagna durante la notte, tranquillamente, senza rivelale i retroscena. Per far questo avrebbe avuto bisogno di tempo, per riflettere e concentrarsi sulle parole da usare. Non c?era pi? tempo; ambedue attendevano una risposta. - Allora cosa? - Cosa vi siete detti? ? Chiese Matilde. - Ti ha spiegato perch? si vogliono separare? ? Incalz? la sua compagna. Le voci delle donne s?accavallavano facendolo sembrare un pugile messo all?angolo da una serie di ?uno-due? poi , con uno sforzo, le trascin? entrambe in salotto. Stava per rispondere con la prima cosa che gli veniva in mente ma, ricordandosi delle parole del padre di Matilde, allarg? le braccia e, rivolto ad entrambe, disse: - Che volete farci? Sono innamorati. - Come?! ? risposero all?unisono. - Sono innamorati. - Chi? ? chiese Matilde. - Loro due. Sono entrambi innamorati, e tu non puoi farci niente, perch? a quel genere d?amore non si comanda.
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GENERE: poesia
SCAFFALE: Natura
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